Bollino blu per i negozianti in regola col fisco, un’idea dell’Agenzia delle Entrate. Di’ la tua

Una patente di onestà fiscale da esporre in vetrina. Un vantaggio competitivo che potrebbe innescare un circolo virtuoso. Ma i commercianti non ci stanno

La lotta all’evasione fiscale si fa col bastone ma anche con la carota. Non basta cioè scovare e punire i furbi, occorre anche premiare gli onesti. Anzi, bisogna indicarli pubblicamente come un esempio da seguire. La pensa così Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che lancia una proposta: dare una sorta di “bollino blu” a quei negozianti e artigiani che rilasciano regolarmente scontrini e fatture e più in generale sono in regola col fisco. Una specie di attestato “di correttezza fiscale agli esercizi commerciali che risultano in regola al controllo degli obblighi tributari”. Da esporre in vetrina.

Un’idea, quella di Befera, “in via di approfondimento”. I temi della compliance fiscale e del rigore in questo campo stanno diventando centrali “soprattutto fra i giovani”, sostiene il direttore dell’Agenzia. E i controlli sul territorio a caccia di evasori “riscuotono il consenso dell’80% degli italiani“.

La “patente” pubblica di onestà fiscale potrebbe dunque contribuire a selezionare i commercianti onesti, dando loro un vantaggio competitivo sul mercato. E facendo leva su questo (oltre che sulla pura e disinteressata onestà)  si potrebbe innescare un circolo virtuoso.

Secondo i commercianti è “accanimento”

Ma non tutti vedono solo vantaggi nell’iniziativa. Ovviamente le critiche più dure arrivano dalle associazioni dei commercianti. Paolo Esposito, presidente della Confederazione italiana dei commercianti (Cidec), l’ha definita una “boutade di marzo, che non risolverebbe il problema dell’evasione fiscale ma darebbe vita ad una forma di accanimento verso i soliti noti, cioè le piccole e piccolissime imprese”. Confesercenti ritiene che l’idea di un bollino blu non sia da paese civile perché – spiega in una nota – “tutti quelli che non hanno il bollino diventano automaticamente evasori”. Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, non si dice contrario di principio a un marchio di onestà fiscale a condizione che “non si tratti di una esclusiva prerogativa dei commercianti e sia, invece, una possibilità proposta a tutte le imprese e a tutti i lavoratori autonomi”.

Se la proposta si concretizzerà è presto per dirlo. Ma intanto il sasso nello stagno è stato gettato e contribuisce alla causa di chi, come Befera, ritiene che la lotta all’evasione vada fatta (anche) su un piano culturale. L’evasione “è una sorta di deficit di intelligenza sociale con origini lontane difficile da colmare” e per combatterla occorrono anche premi, non solo sanzioni. Ma l’incentivo principe sta nell’introduzione del principio secondo cui “tutto quello, o almeno una parte significativa, di quanto proviene dalla lotta all’evasione sia destinato a ridurre il carico fiscale dei contribuenti onesti”. Insomma pagare tutti per pagare meno. (A.D.M.)

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