Autoriciclaggio, il reato è vicino. Fine impunità per chi ricicla ‘in proprio’

E' stato depositato in commissione Finanze della Camera il testo dell'emendamento al progetto di legge sul rientro dei capitali dall'estero che introduce il reato di autoriciclaggio

 E’ stato depositato il 7 ottobre in commissione Finanze della Camera il testo dell’emendamento al progetto di legge sul rientro dei capitali dall’estero che introduce il reato di autoriciclaggio.
Vediamo in sintesi di cosa si tratta

a cura di 
Fisco 7

 

Nel tentativo di contrastare i patrimoni illeciti, il Governo ha presentato un disegno di legge che prevede l’introduzione del reato di autoriciclaggio, cioè la punibilità anche di coloro che riciclano e ripuliscono "in proprio" il denaro di provenienza delittuosa.

Allo stato attuale dei fatti l’art. 648 bis del codice penale punisce chi, fuori dai casi di concorso nel reato, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

Pertanto, in base a quanto disposto dal codice penale, non è prevista la punibilità nel caso in cui il riciclaggio di denaro, beni o altre utilità derivanti da attività illecita sia effettuato dallo stesso soggetto che ha commesso il reato dal quale derivano i proventi.

Tale disciplina si fonda sul principio del ne bis in idem, che vieta di giudicare un soggetto più di una volta per la medesima condotta.

Ne consegue quindi che se il soggetto che usa, reimpiega, occulta dei proventi illeciti è lo stesso che ha commesso il reato presupposto, tale soggetto non può essere incriminato per riciclaggio poiché tale condotta costituisce un post factum non punibile, in quanto si tratta di un naturale proseguimento dell’illecito principale.

 Con il disegno di legge presentato dal Governo nell’ambito del pacchetto giustizia, volto al contrasto dei patrimoni illeciti, si vuole fare in modo che venga sanzionata anche la condotta di chi trasferisce o impiega denaro, beni o altre utilità provenienti da un delitto non colposo che egli stesso ha commesso.

In concreto, quindi, affinché si possa configurare il reato di riciclaggio, non sarà più necessario che il riciclatore sia un soggetto diverso da colui che ha commesso o ha preso parte al delitto presupposto.

Le sanzioni per il nuovo reato, come previste dal disegno di legge, consistono in una pena detentiva che va dai tre agli otto anni di reclusione e in una pena pecuniaria che varia da diecimila a centomila euro.

Vale la pena poi sottolineare un’ulteriore particolarità del reato di autoriciclaggio, così come formulato nel d.d.l. in esame, cioè le finalità della condotta posta in essere dal riciclatore. Vengono puniti, infatti, solo i comportamenti finalizzati a procurare a sé o ad altri un ulteriore vantaggio in attività imprenditoriali o finanziarie. Di conseguenza, vengono escluse dall’applicazione della norma tutte le condotte finalizzate unicamente al godimento dei proventi derivanti dal reato presupposto.

Ne consegue, quindi, che non sarà punito a titolo di autoriciclaggio colui che, avendo commesso il reato presupposto, utilizza le somme che ne derivano per acquistare un immobile o un’auto. Verrà invece punito colui che utilizzerà tali somme per aprire un’attività e sarà sanzionato sia per il reato principale sia per quello di riciclaggio “in proprio”.

Le Camere stanno valutando il disegno di legge sul reato di autoriciclaggio e i tempi sembrano maturi per l’introduzione di un provvedimento importante per completare il quadro delle misure volte a contrastare la criminalità organizzata e i patrimoni illeciti, consentendo al nostro ordinamento di adeguarsi alla realtà europea e internazionale.

Federico Di Bella – Centro Studi CGN

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