Arriva ‘Facta’: tutti sotto l’occhio del Grande Fratello fiscale

Siglato l'accordo Italia-Usa. Marcia a tappe forzate per stanare le ricchezze nascoste nei paradisi fiscali

Il Grande Fratello fiscale è sempre più vicino: l’accordo denominato ‘Facta’ (Foreign Account Tax Compliance Act), siglato fra Italia e Stati Uniti, è solo l’ultimo passaggio di un percorso a tappe forzate che fra qualche anno avrà probabilmente raggiunto l’obiettivo di mettere sotto stretto controllo del fisco i patrimoni e le operazioni economiche di tutti, e in proiezione di individuare i patrimoni nei paradisi fiscali. "L’accordo bilaterale – si legge nella nota diffusa dal Tesoro italiano – riflette nei contenuti il Modello di accordo intergovernativo (definito a luglio 2012) per lo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni finanziarie da e verso gli Stati Uniti che è stato negoziato tra gli Usa e cinque Paesi dell’Unione Europea (Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna)”. Lo scambio automatico di informazioni avrà luogo su basi di reciprocità.

SCAMBIO INFORMAZIONI – L’accordo consentirà di migliorare la compliance fiscale internazionale attraverso lo scambio automatico di informazioni di natura finanziaria tra autorità fiscali italiane e statunitensi che avrà luogo su basi di reciprocità. La cooperazione riguarderà i conti detenuti rispettivamente negli Stati Uniti da soggetti residenti in Italia e da residenti e cittadini americani presso istituzioni finanziarie italiane. Oggetto dello scambio di informazioni saranno i proventi finanziari pagati su tali conti nonché i saldi dei conti stessi. Ma non è tutto, perchè in Europa il Parlamento Ue ha approvato un mese fa una risoluzione che obbliga gli stati membri a raccogliere e condividere automaticamente i dati sui redditi da lavoro dipendente, i compensi agli amministratori, le assicurazioni sulla vita, pensioni, plusvalenze e dati bancari. Insomma, un sistema di controllo sempre più esteso che punta inevitabilmente a scovare i quattrini: poi si ragionerà su come "ripulirli".

L’ATTIVISMO ITALIANO – In questo senso l’Italia, uno dei Paesi con la maggiore evasione fiscale al mondo e anche per questo in grave difficoltà, fa di necessità virtù, evidenziando un attivismo inedito per il pigro e iper-burocratizzato sistema politico-fiscale del Belpaese. E non a caso lo scorso novembre i 121 Paesi riuniti nel global forum dell’Ocse hanno affidato a Roma la presidenza del nuovo Automatic Exchange of information group. Negli scorsi mesi l’Italia aveva già firmato convenzioni per scambio di informazioni con San Marino, Isola di Man (Inghilterra), Bermuda, Cayman, Gibilterra ed i più importanti Paesi europei, e resta il grande progetto della creazione di un’anagrafe tributaria dall’archivio degno di un servizio d’informazioni. Ai piani alti del ministero del tesoro, peraltro, si stanno progettando norme che consentano di rendere utilizzabili le liste di contribuenti italiani con patrimoni non dichiarati depositati in banche estere: dopo il clamoroso caso della lista Falciani, sarebbe uno "stimolo" perfetto per far riemergere i capitali esportati clandestinamente.

IL PERCORSO – Tutto ha avuto inizio al G20 del 2009, quando Usa e Gran Bretagna – due anni dopo il caso Lehman Brothers – impressero un’accelerazione ad un sistema che fino a quel momento prevedeva interventi di contrasto al segreto bancario che non andavano al di là di amnistie fiscali, un modo per rimpatriare i soldi detenuti all’estero pagando sanzioni minime. Italia e Francia si sono messe in scia per necessità; più defilata la Germania, che ha evidentemente esigenze di gettito meno impellenti.

LA SODDISFAZIONE USA – La firma dell’accordo di attuazione del Foreign Account Tax Compliance Act tra Italia e Stati Uniti "segna un significativo passo avanti negli sforzi intrapresi tra i nostri Paesi per lavorare insieme allo standard globale di lotta all’evasione fiscale all’estero. Sforzi di cui beneficiano entrambi i nostri Paesi". Lo afferma l’ambasciatore americano John Phillips durante la firma dell’intesa che "introduce obblighi di segnalazione per le istituzioni finanziarie straniere con riferimento a determinati conti intestati a contribuenti statunitensi". L’Italia e’ il tredicesimo paese a firmare l’accordo intergovernativo con gli Usa per l’attuazione del Facta. "Solo lavorando insieme possiamo contribuire a costruire un sistema finanziario globale più forte, stabile e responsabile", aggiunge Phillips.

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