La velocità si paga. Troppo – Per la Tav italiana prezzi quadruplicati rispetto al resto d’Europa. Perché?

Per la Tav italiana prezzi quadruplicati rispetto al resto d'Europa. Perché?


Quasi quattro volte di più rispetto al resto d’Europa, secondo i dati diramati da Trenitalia. Il debutto dell’alta velocità da Milano a Bologna e poi giù fino a Roma ha suscitato un vespaio di polemiche: costa troppo.

Secondo le Ferrovie, in Francia il costo medio al chilometro è stato di 10 milioni di euro. In Spagna di 9. In Italia di 32. E fa già più di tre volte tanto.
Poi arriva Ivan Cicconi, esperto di infrastrutture e opere pubbliche, che rifà i conti: Francia, Spagna e Giappone l’hanno pagata 9,7 milioni a chilometro. Noi, considerando tutto, abbiamo sborsato la cifra record di 60,7 milioni.
Siamo impazziti? Si tratta del 500% in più rispetto al resto del continente.

Tranquilli, ci pensa Pietro Lunardi – ex ministro Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nei Governi Berlusconi 2 e 3 – che puntualizza: “Né 32 né 60, ma 45“.
A beh, allora, se si tratta solo di cinque volte il prezzo medio europeo siamo a posto.

Lunardi spiega: la Francia e la Spagna sono più piatte. Non c’è bisogno di tanti trafori. “E magari non ci sono nemmeno le discariche abusive da bonificare lungo il percorso”.
Spiegazione che non convince l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che si è espressa molto severamente.

Alla radice il sistema dei “general contractors“, secondo cui al momento del varo dell’opera gli appalti non furono concessi in base a gare, ma per via diretta. Come? Con accordi tra Tav Spa – che dal 1991 ha in concessione dallo Stato l’intera opera – e aziende, senza riferimento a una precisa progettazione: faceva testo un importo presunto dell’opera.

Come ha sintetizzato Antonio di Pietro: “Ti pago per quanto spendi”. E di fronte a successive esplosioni geometriche dei costi, Tav non si è mai avvalsa del diritto di recessione.
Sul banco degli imputati, l’amministratore delegato Andrea Salemme ha spiegato a Claudia Di Pasquale in un’inchiesta per Exit (La7) che i maggior costi sono dovuti anche “al fatto che non si è scelta la strada di infrastrutture leggere, ma di scommettere sul futuro permettendo anche il passaggio ai merci“.

Insomma, paghiamo oggi per avere un’Italia più libera da trasporto su gomma domani.
Mica male, chi vivrà vedrà. Purtroppo, per ora, di merci non se ne vedono: nessuna azienda ha ancora mezzi adatti da far transitare sui binari dell’Alta Velocità.
Marco Ponti, docente di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano, incalza ulteriormente:
“Un’opera è utile alla collettività anche per quanto costa. E se costa tre volte tanto rispetto agli altri Paesi, anche un non esperto capisce che l’utilità cala“.

Inoltre non servirà all’esercito dei pendolari, ma a una nicchia di superprofessionisti che fanno su e giù tra le “due capitali” della Repubblica. Concorrenza al trasporto aereo? Certo, solo che l’aereo se lo pagano loro (o le loro aziende) mentre “il treno ad Alta Velocità lo paghiamo tutti noi contribuenti e non si capisce perché”.
E agli altri 10-11 milioni di pendolari “costretti” a muoversi in macchina – aggiunge il professore – non ci pensa nessuno?

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

La velocità si paga. Troppo – Per la Tav italiana prezzi quadru...