Allarme Confcommercio sulla crescita. Sangalli: “Sull’IVA non si tratta e non si baratta”

(Teleborsa) – La ripresa dell’economia italiana sta già rallentando, “servono nuovi sforzi” per rivitalizzarla ed, in particolare, occorre evitare nuovi aumenti dell’IVA. E’ questo il senso del discorso pronunciato dal Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, in apertura della sua relazione all’Assemblea Generale della Confederazione delle imprese del terziario, tenutasi a Roma.

NUMERI DIVERGENTI SULLA CRESCITA – Il rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio segnala infatti che nella prima parte del 2018 l’economia è in rallentamento, con una crescita tendenziale intorno all’1%, mentre peggiora il clima di fiducia di famiglie e imprese. Anche tenendo conto del probabile rallentamento dell’economia nella seconda parte dell’anno, dovuto a shock negativi provenienti dallo scenario internazionale, la previsione di crescita per il 2018 resta confermata all’1,2% e in ulteriore rallentamento all’1,1% l’anno prossimo. Una stima che appare decisamente più pessimistica delle previsioni del DEF (+1,5% nel 2018 e +1,4% nel 2019), anche per effetto dell’attivazione delle clausole di salvaguardia sull’IVA, che avrebbe un impatto negativo cifrabile in 4 decimi di punto di PIL nel 2019. 

“Sull’IVA non si tratta e non si baratta”, ha denunciato Sangalli, parlando di “gravi ed urgenti” questioni aperte a livello europeo e nell’agenda italiana e sollecitando un “contratto per la crescita” in tre punti: lavoro, tasse, infrastrutture e innovazione.

In apertura un messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha parlato di una “fase di incoraggiante recupero” dell’economia italiana, sottolineando però che gli sforzi “sono ben lungi dal poter essere considerati conclusi” e sollecitando una “forte responsabilità comune” ed un “impegno condiviso” per portare avanti la ripresa.

Il Presidente di Confcommercio ha definito l’Italia “vulnerabile e coraggiosa al tempo stesso”. Vulnerabile a causa dell’alto debito pubblico, della burocrazia e del mancato rispetto delle regole, tutti “nodi che strozzano la ripresa ogni volta che sta per prendere fiato”. Coraggiosa perché gli imprenditori “continuano nonostante tutto a creare nuova occupazione, che non mollano nonostante un accesso al credito sempre difficile, che non desistono nonostante una burocrazia asfissiante, che ogni giorno fanno impresa anche in zone dove illegalità e criminalità minano le fondamenta delle comunità”.

Bisogna dunque “trasformare l’attuale ripresa in una crescita concreta e duratura, tra il 2 e il 2,5% annuo“, per “ricucire le crescenti distanze tra il Mezzogiorno e il resto del Paese”, “ridurre l’area della povertà assoluta”, “recuperare a una degna occupazione tanti italiani che l’hanno persa o che non l’hanno mai trovata”.

Per raggiungere l’obiettivo, occorre “dare continuità ad un coraggioso cammino delle riforme”. Entrando nello specifico, Sangalli ha sollecitato il “blocco degli aumenti IVA” “contratto per la crescita” che definisce una “beffa” perché peserebbero per 200 euro su ogni italiano nel 2019, ed il “contratto per la crescita in 3 punti: lavoro, fisco, innovazione”

Quanto al lavoro, appare cauto il giudizio di Confcommercio sull’utilità degli “strumenti che mitigano gli effetti della povertà assoluta” (il reddito di inclusione, NdR) e del salario minimo. Per il tema fisco, invece, serve un percorso concreto e paziente di riordino, semplificazione e soprattutto riduzione della tassazione, che ha come precondizioni il recupero dell’evasione e dell’elusione, e una coraggiosa spending review. Il terzo e ultimo punto del contratto riguarda le infrastrutture e l’accessibilità, perché per Sangalli è fondamentale “connettere l’Italia” tramite “una rete di accessibilità, di competitività e di innovazione” partendo dal piano “Impresa 4.0”. 

DIFETTI STRUTTURALI CI METTONO IN CODA ALL’UE – Sempre l’Ufficio Studi di Confcomemrcio segnala infatti che, tra le principali cause della bassa crescita, ci sono i difetti strutturali del nostro Paese, come l’eccesso di tasse e burocrazia ed i deficit di legalità, infrastrutture e capitale umano.

“E’ un’economia frenata la nostra, quindi, che ci colloca alle spalle dei principali partner europei: nel 2014-2017 la produttività del lavoro è cresciuta nel nostro Paese di appena lo 0,3%, dieci volte meno rispetto alla Germania (+3,3%), alla Francia (+3,1%) e alla media dell’area euro (+3%)”, si sottolinea.

L’ECONOMIA SI REGGE SUL TERZIARIO – Un’economia, comunque, nel quale il contributo del terziario continua ad aumentare: fra il 1995 ed il 2017 la quota di valore aggiunto prodotta dai settori commercio, turismo, servizi, trasporti e professioni è aumentata dal 37,1% al 39,7% mentre nello stesso periodo, l’industria ha ridotto la sua incidenza passando dal 29,1% al 23,8%.

Ed il contributo del terziario non vale solo punti di PIL, ma anche creazione di posti di lavoro: fra il 1995 e il 2017 la quota di occupati è passata dal 37,4% al 46,9%, con un incremento complessivo di oltre 740mila occupati negli ultimi 3 anni, 50 mila solo nel commercio al dettaglio. Anche in questo ambito, il contributo del manifatturiero dell’industria nel complesso si e’ ridimensionato nel tempo passando dal 27,1% del 1995 al 21,7% del 2017, con una perdita di 60 mila posti di lavoro nel triennio 2014-2017. 

PER UN’EUROPA MIGLIORE – Sangalli ha trattato anche temi più politici a proposito del ruolo dell’Italia in Europa, affermando che la scelta non è tra “meno o più Europa, ma per un’Europa migliore”, vale a dire un’istituzione “più prossima ai cittadini e più amica delle imprese”.

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