Aliquote Irpef e detrazioni: i tagli della manovra sul carico fiscale delle famiglie. Alcuni esempi

La riduzione delle prime due aliquote agevola i redditi bassi. Ma per chi ha un mutuo il tetto a 3mila euro si mangia tutte le altre detrazioni

La legge di stabilità approvata dal governo cambierà nettamente la pressione fiscale sulle famiglie italiane. L’intento è quello di alleggerire le fasce di contribuenti più deboli con la riduzione delle aliquote Irpef per i primi due scaglioni di reddito. Ma allo tempo stesso le esigenze di bilancio obbligano a recuperare questa perdita di getto da altre parti. Rimanendo alla tassazione diretta, questo recupero avverrà con il taglio degli sgravi fiscali: un tetto massimo complessivo di 3mila euro a cui concorrono molte detrazioni e una franchigia di 250 euro che si applica anche ad alcune deduzioni.

Per avere un idea di quale sarà l’effetto combinato di tagli di segno opposto – alla tassazione e alle agevolazioni – facciamo alcune simulazioni con diversi scaglioni di reddito.

L’alleggerimento dell’Irpef

Prendiamo tre contribuenti con redditi imponibili annui diversi:
famiglia A: 12.000 euro,
famiglia B: 30.000 euro,
famiglia C: 80.000 euro.

Ecco come cambierà la loro Irpef con le due nuove aliquote del 22%, fino a 15mila euro di reddito, e del 26% fino a 28mila euro (entrambe ridotte di un punto percentuale):

 Reddito
Irpef prima
Irpef dopo Differenza
 A) € 12.000 € 2.760 € 2.640 – € 120 (- 4,35%)
 B) € 30.000 € 7.720 € 7.440 – € 280 (- 3,63%)
 C) € 80.000 € 27.570 € 27.290 – € 280 (- 1,01%)

La perdita delle agevolazioni

Ipotizziamo ora alcuni oneri detraibili di importo diverso in base ai diversi tenori di vita delle tre famiglie. Una delle principali voci di spesa per molti contribuenti è il mutuo sulla prima casa. La manovra stabilisce che gli interessi passivi possono essere detratti per un massimo di 3mila euro e con una franchigia di 250 euro. Le limitazioni valgono solo per le famiglie con redditi superiori ai 15mila euro. La percentuale detraibile è sempre del 19%.

 Mutuo (interessi passivi)
Detrazione prima
Detrazione dopo
Differenza
 A) € 3.000 € 570 € 570
 B) € 3.000 € 570 € 522,50 (*) – € 47,50
 C) € 5.000 € 760 (**) € 570 (**) – € 190

(*) Per la famiglia B (reddito € 30.000) agisce la franchigia di 250 euro.
(**) Abbassamento del tetto massimo da € 4.000 a € 3.000. La franchigia qui è irrilevante perché l’importo è comunque superiore a 3.000 euro.

Supponiamo che le famiglie abbiano anche un’assicurazione sulla vita, di importo diverso, che può essere detratta sempre al 19% e per un importo massimo (riferito solo a questo onere), di 1.291,14 euro:

 Polizza vita
Detrazione prima
Detrazione dopo
 Con la detrazione
del mutuo
 A) € 800 € 152 € 152 € 0
 B) € 1.200 € 228 € 180,50 (*) € 0
 C) € 2.000 € 245,31 € 245,31 (**) € 0

(*) Agisce la franchigia di 250 euro.
(**) La franchigia qui è irrilevante perché l’importo è comunque superiore a 1.291,14 euro.

Come si vede, in tutti e tre i casi il mutuo “si mangia” tutta la capacità di detrazione (tetto di 3mila euro già raggiunto) e le famiglie perdono l’intera detraibilità della polizza.

Limitandosi a questo esempio elementare, ecco il saldo delle tre famiglie tra minore Irpef e minori detrazioni:
A) 120 (risparmio Irpef) – 152 (perdita detraz. polizza) = – € 32
B) 280 (risparmio Irpef) – 47,50 (perdita detraz. mutuo) – 228 (perdita detraz. polizza) = + € 52
C) 280 (risparmio Irpef) – 190 (perdita detraz. mutuo) – 245,31 (perdita detraz. polizza) = – € 155,31.

(A.D.M.)

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