“Airbnb vale 4 milioni di tasse”, e gli hotel vanno all’attacco

La protesta degli albergatori porta stime allettanti per le casse dello Stato, e apre il confronto con il colosso dell’home sharing, chiedendo uguaglianza

La regolarizzazione completa delle piattaforme di affitto di alloggi e location online è ancora ben lontana dai suoi obiettivi iniziali. A sostenerlo, sono le recenti stime degli albergatori di Atr (Associazione Turismo e Ricettività di Milano), l’associazione di categoria di Confesercenti. A quanto pare, il volume complessivo degli incassi extra per lo Stato, nel caso in cui venissero estese le nuove leggi della manovra correttiva di Stabilità 2017 anche a Airbnb, ammonterebbe a 4 milioni di euro. Questa proiezione è data dal calcolo della cedolare secca utilizzando l’home sharing di Airbnb (per esempio), come sostituto d’imposta da una parte, e dall’altra calcolando il valore complessivo della tassa di soggiorno che spetterebbe al Comune.

“Per Airbnb e le altre piattaforme di affitto breve di appartamenti, la nuova legge sulla cedolare secca è la prova del nove per capire se vogliono aiutare a contrastare l’evasione”, ha dichiarato il presidente di Atr Rocco Salamone. A rimarcare questa richiesta di equità è Andrea Painini, presidente milanese di Confesercenti, che ne fa una questione di principio: “È il consumatore che traccia i trend del futuro, e noi vogliamo solo regole che siano uguali per tutti”.

Il calcolo previsto da Atr ha messo in evidenza i potenziali incassi dello Stato nel caso in cui Airbnb diventasse, a tutti gli effetti, un sostituto d’imposta. Con la cedolare secca al 21%, le trattenute che Airbnb dovrebbe applicare ad ogni milanese che mette in affitto la propria casa, ammonterebbero ad un totale stimato di circa 3 milioni di euro. Il colosso dell’Home sharing non tarda a rispondere: “I numeri di Confesercenti non hanno senso, la manovra prevede un prelievo solo da locazioni brevi, ma la piattaforma è aperta a tutti: è impossibile fare prelievi mirati. Per questo avevamo proposto una tariffa uguale per tutte le transazioni, a prescindere dall’Host. Ma non ci hanno mai ascoltato”.

Sul tema della tassa di soggiorno, Airbnb mantiene aperto il dibattito: “A Milano abbiamo da tempo avviato un confronto sul nostro ruolo come agenti di riscossione, e contiamo di firmare presto un accordo: non abbiamo problemi a ipotizzare numeri importanti per il Comune”. Secondo le previsioni Atr, Milano potrebbe infatti incassare dalla tassa di soggiorno fino a 1,5 milioni di euro, cifra derivata da locazioni brevi, che Airbnb sostiene di aver già versato, e di lunga durata.

In segno di protesta per il boom Airbnb, il quale ha duramente colpito il mercato degli albergatori, è stato di recente aperto un sito web, dove i portavoce dell’ospitalità milanese mettono in evidenza le differenze sostanziali tra i due tipi di servizio.

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