Agenzia Entrate: dirigenti decaduti, ma gli atti restano validi. La sentenza

La Corte di Cassazione "riabilita" gli atti emessi dai "falsi" dirigenti dell'agenzia

Gli atti emessi dai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate decaduti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 37 del 2015 sono da considerarsi validi. Così si può sintetizzare la posizione espressa dalla Corte di Cassazione, con le sentenze n. 22800, n. 22803 e n. 22810 depositate lunedì, che fanno il punto sulla delicata vicenda della validità degli atti firmati dagli ex dirigenti.

LA VICENDA – Lo scandalo era stato scoperchiato dalla pronuncia della Consulta che aveva dichiarato, con effetto retroattivo, la decadenza di 767 funzionari del fisco perché promossi senza concorso, e di conseguenza gli atti e le cartelle esattoriali da essi firmate. Ora invece la Cassazione dice che i funzionari senza concorso restano illegittimi, ma i loro atti sono salvi perché dovevano essere impugnati entro 60 giorni dalla notifica. La Corte fissa un principio importantissimo: la delega di firma al funzionario incaricato, che quindi non ha sostenuto un concorso da dirigente, non è di per sé motivo di nullità dell’atto. Il pronunciamento, di conseguenza, fa tramontare il sogno di tutti quei contribuenti che, sino ad oggi, avevano sperato di ottenere l’annullamento non solo degli atti fiscali, ma anche delle conseguenti cartelle di pagamento di Equitalia emesse in conseguenza degli accertamenti illegittimi.

LA SENTENZA – si legge nella sentenza: “In ordine agli avvisi di accertamento in rettifica e agli accertamenti d’ufficio, il d.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, impone sotto pena di nullità che l’atto sia sottoscritto dal ‘capo dell’ufficio’ o ‘da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato’, senza richiedere che il capo dell’ufficio o il funzionario delegato abbia a rivestire anche una qualifica dirigenziale”. Tuttavia, prosegue la Corte, “se l’atto impositivo può essere sottoscritto anche da un ‘altro’ impiegato della carriera direttiva delegato dal capo dell’ufficio, e se tale ‘altro’ impiegato può essere un funzionario di area direttiva non dirigenziale (appunto l’impiegato ex nono livello), per la proprietà transitiva è logico desumere che la medesima qualifica di semplice impiegato della carriera direttiva vale a identificare, in base alla stessa norma di legge, la posizione del capo dell’ufficio delegante; posizione in tal misura necessaria ma anche sufficiente ai fini specifici della validità degli atti”.

GLI ATTI NULLI – Gli unici atti affetti da nullità, dunque, sono quelli emessi a seguito di delega impersonale, che riporti cioè solo la qualifica del delegato e non anche il suo nominativo.

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