Affitto in nero, chi lo denuncia può ridurre il canone a un quinto

Lo prevede la legge sul federalismo municipale. Il proprietario che non regolarizza entro il 7 giugno si espone alla denuncia dell'inquilino e può veder sfumare il suo reddito

In fondo è l’uovo di Colombo. Più dei controlli incrociati con le utenze della luce e del gas. Più dell’incentivo fiscale della cedolare secca. Il modo davvero efficace per fare emergere gli affitti in nero potrebbe essere quello introdotto in una piega del decreto sul federalismo municipale, semplice e inesorabile. In maniera non troppo elegante si può riassumere così: fate la spia e ci guadagnerete.

La legge concede implicitamente all’inquilino che ha un contratto di affitto del tutto o parzialmente in nero (cioè non registrato o registrato per un valore inferiore a quello realmente pagato) di denunciare la situazione al fisco e ottenere in cambio una riduzione del canone che in alcuni casi può essere anche del 70-80%.

Un 4+4 d’ufficio con canone polverizzato

Il decreto, entrato in vigore il 7 aprile scorso, prevede infatti all’articolo 3 che il proprietario di immobili dati in locazione con un contratto non regolarmente registrato (o anche con un comodato d’uso fittizio) abbia 60 giorni di tempo per regolarizzare la sua posizione. Superato questo termine – cioè dopo il 7 giugno – il suo contratto può subire le seguenti modifiche:

  la sua durata diventa automaticamente di 4 anni a partire dal momento della denuncia, prorogata di altri 4 salvo i motivi previsti dalla legge;

  ma a differenza del contratto “4+4” standard che è a canone libero, il nuovo contratto avrà un canone imposto dalla legge “pari al triplo della rendita catastale“.

Si tratta di un maxi-sconto rispetto ai canoni di mercato, soprattutto in città come Roma e Milano dove la differenza tra la rendita catastale e il valore di mercato è enorme e il canone rapportato alla prima, anche moltiplicata per 3, si potrebbe ridurre finanche a un quinto. Si pensi a un appartamento di medie dimensioni in periferia con un affitto in nero che potrebbe passare da 10mila euro all’anno a soli 2mila euro.

E chiaro che uno sconto del genere può ingolosire molti inquilini che subiscono (o magari condividono) un contratto non registrato e che aspetteranno lo scadere dei 60 giorni per denunciare l’irregolarità. Il fisco fa leva proprio su  questo interesse alla delazione dell’inquilino per fare emergere la parte sommersa dell’iceberg. Le stime parlano di circa mezzo milione di contratti non registrati ai quali vanno aggiunti i contratti registrati con canoni  inferiori a quelle reali e i falsi comodati. Un ammanco di 1 miliardo di euro all’anno per l’erario dovuto all’Irpef non versata, oltre alle imposte di registro e alle altre tasse locali. E così, insieme alla “carota” della cedolare per i proprietari più ricchi scatterà a breve anche il “bastone” della regolarizzazione forzata. Forse il fine giustifica il mezzo. (A.D.M.)

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