Affitti in nero, la cedolare non dà la svolta all’emersione. Ma attenti al rischio denuncia

La cedolare secca sugli affitti ha prodotto un quinto degli incassi sperati. E anche la denuncia degli affitti in nero in cambio di un maxisconto non ha funzionato. Per ora

Secondo le stime del fisco avrebbe dovuto produrre un incasso di 2 miliardi e mezzo. Stando alle richieste effettive per ora si arriva sì e no a 500 milioni. Un quinto del previsto. La cedolare secca, la nuova forma di tassazione degli affitti, non ha dato i risultati sperati. E’ vero, siamo ancora agli inizi (la cedolare è stata introdotta l’anno scorso) e i dati sono ancora parziali, ma l’impressione è che la leva per sollevare il tappo del sommerso e far emergere gli affitti in nero non abbia funzionato.

Con le elaborazioni attualmente a disposizione non è possibile capire se chi ha usufruito dell’aliquota piatta al 21% prima pagasse le imposte con le aliquote ordinarie (e quindi ne ha avuto un vantaggio fiscale) oppure affittasse in nero e abbia approfittato della tassazione agevolata per mettersi in regola. Secondo l’ipotesi di due giornalisti del Sole 24 Ore “se tutti coloro che hanno optato per la tassa piatta fossero soggetti che pagavano già le tasse, lo Stato perderebbe circa 170 milioni, pari al risparmio ‘regalato’ dalla cedolare rispetto alla tassazione ordinaria. Se invece fossero tutti evasori pentiti, l’Erario incasserebbe quasi 500 milioni di euro in più. Ma, tra le due, quest’ultima pare l’ipotesi meno probabile“.

Gli italiani non fanno la spia

Non ha funzionato come ci si aspettava nemmeno quella che doveva essere “l’arma finale” contro l’evasione fiscale nelle locazioni: la denuncia del contratto in nero. Secondo Aldo Rossi, segretario nazionale del Sunia, il sindacato degli inquilini, il numero di denunce è ancora ridotto, non più di mille da giugno scorso, mese in cui è stata introdotta questa nuova possibilità per gli inquilini.

In maniera non troppo elegante si può riassumere così: fate la spia e ci guadagnerete. La legge concede all’inquilino che ha un contratto di affitto del tutto o parzialmente in nero (cioè non registrato o registrato per un valore inferiore a quello realmente pagato, o anche con un comodato d’uso fittizio) di denunciare la situazione al fisco e ottenere in cambio una riduzione del canone che in alcuni casi può essere anche del 70-80%.

In pratica il suo contratto può subire le seguenti modifiche:

  la sua durata diventa automaticamente di 4 anni a partire dal momento della denuncia, prorogata di altri 4 salvo i motivi previsti dalla legge;

  ma a differenza del contratto “4+4” standard che è a canone libero, il nuovo contratto avrà un canone imposto dalla legge “pari al triplo della rendita catastale“.

Si tratta di un maxi-sconto automatico rispetto ai canoni di mercato, soprattutto in città come Roma e Milano dove la differenza tra la rendita catastale e il valore di mercato è alta (nonostante le rivalutazioni delle rendite introdotte dalla manovra di Monti). Pertanto il canone rapportato alla rendita, anche se moltiplicata per 3, si potrebbe ridurre fino a un quinto e l’affitto di un appartamento in zona semi-centrale che rende, supponiamo, 15mila euro all’anno sarebbe drasticamente tagliato a 3mila.

Ma l’espediente non ha decollato. Gli inquilini si fanno scrupoli, subiscono forme di condizionamento, non si fidano o semplicemente non ritengono che ne valga la pena. Va detto che non è sempre facile provare, ad esempio, l’esistenza di un contratto verbale usando le bollette o la posta o trovando dei testimoni, e si rischia di dover affrontare una controversia in tribunale col proprietario, con i tempi e i costi immaginabili. (A.D.M.)

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