Addio ai contribuenti minimi. Per le nuove partite Iva un’agevolazione a termine

La manovra ha messo la data di scadenza sul "forfettone". Il regime agevolato dei contribuenti minimi durerà solo 5 anni. Ma con l'aliquota al 5%

Brutte notizie dalla manovra economica per i contribuenti “minimi”, cioè quei lavoratori autonomi o imprese individuali che in virtù di un giro d’affari ridotto beneficiavano di una partita Iva agevolata. Un regime agevolato che doveva essere a tempo indeterminato (finché sussistevano certe condizioni) e che invece finisce sotto la scure della manovra e dall’anno prossimo verrà soppresso.

Al suo posto verrà introdotto una nuova agevolazione fiscale ma con caratteristiche diverse e soprattutto con un limite temporale. In sintesi il nuovo regime si applica per un massimo di 5 anni (non più a tempo indeterminato):

  a chi apre una partita Iva dal 1° gennaio 2012 o

  a chi l’ha aperta a partire dal 1° gennaio 2008 (il che significa che per i “minimi” della prima ora l’agevolazione decade a fine 2012)

Si prevede che saranno tagliati fuori oltre il 90% degli attuali beneficiari: si passerà da quasi mezzo milione di contribuenti a circa 50mila. Con un bel guadagno per le casse dello Stato.

Una tassazione “stracciata” ma per pochi

In cambio di questo drastico colpo di accetta, per nuovi minimi l’agevolazione sarà più ghiotta: l’imposta forfettaria che sostituisce Irpef, Irap e addizionali passa dal 20 e 5%. Per cinque anni dunque – sempre se non si supera il tetto di fatturato di 30mila euro – si può beneficiare di una tassazione molto ridotta.

Restano invariate le altre regole:

  l’esenzione dall’Iva, che non deve essere inserita in fattura né versata al fisco;

  le altre varie semplificazioni burocratiche: esonero dall’obbligo delle scritture contabili  e degli elenchi clienti e fornitori, nonché della comunicazione annuale Iva.

Per la grande maggioranza del popolo delle partite Iva “povere” che sarà costretta ad abbandonare l’agevolazione la legge prevede una sorta di “atterraggio morbido” rinviando la cessazione del regime agevolato all’anno successivo a quello della perdita dei requisiti. Dopodiché le scelte saranno solo due: continuare l’attività con la tassazione alle aliquote ordinarie oppure chiudere la baracca. (A.D.M.)

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