L’acquisto della casa in Italia pesa di più. Ecco tutte le tasse

Col 12% del valore dell'immobile, l'Italia è al quinto posto al mondo per i costi di compravendita. Ecco quanto incidono le imposte (e le agevolazioni)

Comprare la casa in Italia costa di più che nella maggior parte dei paesi occidentali. Lo dice l’Ocse – l’organismo che riunisce i paesi più industrializzati – che ha condotto un’indagine sui costi complessivi di compravendita immobiliare nei 34 paesi membri considerando le tasse, le spese di notaio e le tariffe delle agenzie immobiliari. Ne è derivata una “classifica dell’onerosità“: il nostro paese è al 5° posto con costi complessivi pari al 12% del valore della proprietà. L’acquisto di un immobile costa di più solo in Belgio (col 14% del valore), Francia, Grecia e Austria. I paesi più fortunati che chiudono la classifica sono la Danimarca e l’Islanda, con un modesto 4% di spese sul totale.

Secondo l’Ocse il peso di questi costi contribuisce al protrarsi della crisi, e non solo per il mercato immobiliare. Causando infatti una riduzione della mobilità residenziale e indirettamente del lavoro, influenza negativamente anche la ripresa del mercato occupazionale. Per questo – conclude l’Ocse – è necessario che i governi intervengano su questi costi attraverso una revisione del sistema tributario e la liberalizzazione del settore immobiliare.

Le tasse sull’acquisto

Senza entrare nel dettaglio delle eventuali commissioni per l’agenzia immobiliare e della parcella notarile – due variabili che dipendono dal mercato e dai tariffari professionali – il principale onere sull’acquisto di una casa è rappresentato dalle seguenti imposte:

  l’imposta di registro,
  l’imposta ipotecaria,
  l’imposta catastale,
  (eventualmente) l’Iva.

 Il peso fiscale però varia in base a due parametri:

1.  che il venditore sia un privato o un’impresa costruttrice,
2.  che si tratti di una abitazione principale o meno.

Per quanto riguarda il primo parametro, chi acquista un immobile ad uso abitativo (ed eventuali pertinenze: box, cantine ecc.) e “non di lusso” da un privato cittadino, da un’impresa non costruttrice o da un’impresa costruttrice che vende un immobile ultimato da più di 4 anni, deve pagare le imposte di registro, ipotecarie e catastali ma non l’Iva. Questa imposta invece è dovuta se il venditore è un’impresa costruttrice che vende la casa entro i 4 anni dalla fine lavori.

Relativamente al secondo parametro, ecco un confronto tra gli importi per l’acquisto dell’abitazione principale (“prima casa”) o di altra abitazione:

   Prima casa

   Altre abitazioni

Imposta di registro

3% calcolato sul valore catastale e non su quello commerciale
(il vero prezzo d’acquisto dev’essere indicato nel rogito ma non ha rilevanza fiscale)

7%

Imposta ipotecaria

168 euro (importo fisso)

2% del valore catastale

Imposta catastale

168 euro (importo fisso)

1% del valore catastale

Iva (se dovuta)

4% calcolato sul valore d’acquisto (e non su quello catastale)

10%

Parcella
del notaio
riduzione del 30%

nessuna riduzione

Per ottenere le agevolazioni sulla prima casa è necessario:

  essere residenti nello stesso comune dell’immobile acquistato o trasferirvi la residenza entro 18 mesi dall’acquisto;
  non essere proprietari di altri immobili nello stesso comune,
  non avere già usufruito delle agevolazioni “prima casa” per qualsiasi altro immobile su tutto il territorio nazionale.

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