730/2014, detrazioni per i familiari. A chi spettano sconti fiscali

Detrazioni fiscali per familiari a carico. I soggetti che possono beneficiare degli sconti fiscali

a cura di 
Fisco 7

Coniuge, figli, genitori, nonni, fratelli. Quali sono i familiari che possono essere considerati fiscalmente a carico e per i quali, di conseguenza, si possono ottenere detrazioni fiscali al momento della dichiarazione annuale dei redditi? Cerchiamo di fare chiarezza.

Innanzitutto, è bene tenere a mente che i soggetti che possono beneficiare delle detrazioni sono:

·         il coniuge, non legalmente ed effettivamente separato;

·         i figli (anche se naturali, riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati);

·         gli altri familiari, così come definiti dall’art. 433 del Codice Civile, e cioè il coniuge legalmente ed effettivamente separato, i discendenti dei figli, i genitori – anche adottivi – ed ascendenti prossimi anche naturali, i generi e le nuore, il suocero e la suocera, i fratelli e le sorelle – anche se unilaterali.

Posto e premesso che coniuge non separato e i figli sono sicuramente familiari a carico, quali sono le condizioni che qualificano anche gli “altri familiari” come soggetti fiscalmente a carico?

Le condizioni fondamentali sono due e devono sussistere contemporaneamente:

·         il soggetto deve avere, nell’anno di riferimento, un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili;

·         il soggetto deve convivere con il contribuente o, in alternativa, deve percepire da parte di quest’ultimo assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria.

Per tutti i soggetti sopra elencati, la detrazione spetta in proporzione ai mesi per i quali i familiari risultano fiscalmente a carico del contribuente interessato.

Nel calcolare il reddito del familiare a carico, è necessario comprendere anche:

·         le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica;

·         la quota esente dei redditi di lavoro dipendente prestato in via continuativa, come oggetto esclusivo del rapporto di lavoro, in zone di frontiera o in altri Paesi limitrofi, da parte di soggetti residenti nel territorio dello Stato;

·         il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime delle nuove iniziative produttive (art. 13 Legge n. 388/2000);

·         il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime agevolato previsto per contribuenti minimi;

·         il reddito dei fabbricati assoggettato alla c.d. “cedolare secca” sulle locazioni.

Non concorrono invece alla determinazione del reddito complessivo:

·         i redditi esenti;

·         i redditi assoggettati a tassazione separata (anche per opzione);

·         i redditi assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. 

E se la situazione cambia in corso d’anno? In questo caso bisognerà distinguere due casistiche diverse: mutamento di situazioni preesistenti e verificarsi di situazioni ex novo. Nel primo caso, la variazione decorrerà dal mese successivo a quello in cui si è verificata (a prescindere dal giorno effettivo in cui è avvenuta); nel secondo caso, invece, si terrà conto per intero del mese in cui la modifica si è verificata (a prescindere dal giorno effettivo in cui è avvenuta).

Autore: Rita Martin – Centro Studi CGN

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