Serie B, il Parma vince la classifica degli stipendi: tutti i numeri

Quasi tutte le squadre del campionato cadetto fanno registrare un aumento delle spese per i propri tesserati, ma sono poche quelle davvero virtuose

La crisi economica che ha colpito il mondo del calcio dopo la pandemia sembra non essere passata dalle parti della Serie B. I numeri parlano chiaro e mostrano un campionato che gode di ottima salute, non soltanto a livello di organico delle squadre, ma anche e soprattutto per quanto riguarda conti e bilanci dei club.

Per convincersi basta osservare il confronto con la scorsa stagione, la prima dopo gli stravolgimenti portati dal virus: il numero di tesserati ha superato quota seicento, attestandosi a 628 calciatori (comprendendo anche gli over 16 con regolare contratto, oltre a quelli che sono stati venduti negli ultimi giorni di agosto e che quindi risultano a libro paga per i soli due mesi estivi).

Ma a segnare un aumento davvero consistente è stato principalmente il monte ingaggi: la parte fissa degli stipendi è salita del 21% rispetto al campionato 2020-21, la quota variabile del 26%, con un saldo complessivo che ha fatto segnare un +22%.

Buffon e gli altri, i paperoni del campionato cadetto

Sulla questione stipendi vanno fatte due doverose precisazioni. Al dato del monte ingaggi (in cui il valore netto rappresenta poco più del 50% del lordo) va infatti aggiunto un costo per l’azienda, che varia in base all’importo corrisposto al tesserato (calcolabile all’incirca con un +10%) e ai vari bonus legati alle prestazioni del singolo (presenze, gol, obiettivi raggiunti…) e che vengono concordati in fase di sottoscrizione del contratto.

La parte variabile è sottoposta allo stesso regime di tassazione di quella fissa, ma molto spesso i club riescono ad affievolire l’onere fiscale mostrando alle istituzioni un quadro economico societario stabile e positivo. Quindi, il dato più attendibile di questo conteggio risulta essere quello della parte fissa.

E così, scorrendo il novero degli atleti sotto contratto, si leggono nomi importanti che percepiscono emolumenti altrettanto importanti: dai 2 milioni di euro l’anno che il Parma versa a Gianluigi Buffon (senza dubbio il giocatore più illustre della categoria), passando per il bomber italo-peruviano Gianluca Lapadula (a cui il Benevento corrisponde 1,7 milioni l’anno), tallonato da un altro attaccante di razza come Roberto Inglese, anche lui tra le fila dei ducali.

Monte ingaggi, ecco chi spende di più

Ed è proprio il Parma il paperone del campionato cadetto (qui tutti i numeri che certificano Parma come la città italiana con la miglior qualità della vita). Nonostante attualmente navighi nella parte destra della classifica dopo un inizio stagione tutt’altro che esaltante, gli emiliani del patron americano Kyle Krause svettano nella classifica dei monte ingaggi con 32,5 milioni di euro versati ai propri tesserati (ben 51).

A seguire ci sono il Monza di proprietà di Silvio Berlusconi (staccato a quota 21,3 milioni di euro), il Benevento del presidente Oreste Vigorito (17 milioni) e la Cremonese dell’imprenditore siderurgico Giovanni Arvedi (14 milioni). A chiudere la graduatoria la compagine veneta del Cittadella – da anni una delle realtà più virtuose della Serie B – che per gli stipendi spende appena 3,1 milioni di euro.

Questa la classifica completa:

  • Parma _ 32,5 milioni di euro
  • Monza _ 21,3 milioni
  • Benevento _ 17 milioni
  • Cremonese _ 14 milioni
  • Frosinone _ 12,4 milioni
  • Brescia _ 11,6 milioni
  • Lecce _ 11,6 milioni
  • Ternana _ 10,3 milioni
  • Reggina _ 9,7 milioni
  • Crotone _ 9,6 milioni
  • Spal _ 9,1 milioni
  • Pisa _ 9 milioni
  • Como _ 8,9 milioni
  • Ascoli _ 7,7 milioni
  • Alessandria _ 7,4 milioni
  • Vicenza _ 7,3 milioni
  • Pordenone _ 7 milioni
  • Perugia _ 6,4 milioni
  • Cosenza _ 4,5 milioni
  • Cittadella _ 3,1 milioni

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