Perché Abramovich è stato scelto per mediare ai negoziati con Putin

Il magnate proprietario del Chelsea è interessato a non perdere i suoi miliardi investiti in Europa: una minaccia che lo ha spinto ad accettare l’invito di Kiev

Il miliardario russo-israeliano Roman Abramovich, su richiesta dell’Ucraina, parteciperà ai negoziati in qualità di mediatore tra Russia e Ucraina, come parte di uno sforzo per porre fine alla guerra in corso. Lo riferisce il portale “The Jerusalem Post”, secondo cui la volontà della delegazione ucraina avrebbe fatto la differenza per la sua presenza, cosa confermata anche da un portavoce del governo di Kiev.

Posso confermare che Roman Abramovich è stato contattato dall’Ucraina affinché aiuti a ottenere una soluzione pacifica dopo l’invasione delle truppe russe nel nostro Paese”. Queste le parole rilasciate dal rappresentante del governo di Volodimir Zelensky, che ha aggiunto: “Considerando la posta in gioco, chiediamo comprensione per non aver commentato la situazione generale in cui Abramovich è stato coinvolto nelle trattative.

I timori legati alla proprietà del Chelsea

L’oligarca ha stretti legami con le comunità ebraiche sia in Ucraina sia in Russia. Il proprietario del Chelsea Football Club è stato preso di mira a Londra per le notizie sulla sua passata amicizia con il presidente russo Vladimir Putin. E in parlamento sono aumentate le richieste per sanzioni a suo carico. Da qui la decisione di affidare la “gestione” del Chelsea agli amministratori della fondazione di beneficenza del club. Roman Abramovich, considerato l’uomo più ricco di Israele, ha dato il via alla ‘cessione‘ del club dopo la richiesta di un membro del Parlamento britannico, avvenuta dopo l’invasione della Russia in Ucraina, di passare di mano la squadra di Londra.

Il Regno Unito ha già stilato un elenco degli oligarchi russi che potrebbero essere sottoposti a sanzioni e che sono vicini al presidente russo. Un messaggio che, dopo quello lanciato dall’Unione europea di congelare i beni all’estero di Putin e di esponenti di spicco del governo, può aver fatto preoccupare Abramovich, visto che si pensa di colpire anche figure di spicco di Mosca in una successiva ondata di nuove restrizioni. Attraverso il passaggio alla Fondazione, pur perdendo la gestione diretta della squadra, il patron del Chelsea ha così messo al sicuro la sua proprietà.

Per non perderti le ultime notizie e ricevere i nostri migliori contenuti, iscriviti gratuitamente al canale Telegram di QuiFinanza: basta cliccare qui

La scelta di non commentare il conflitto

“Ho sempre preso le decisioni tenendo a cuore l’interesse del Club. Rimango fedele a questi valori. Ecco perché oggi sto affidando agli amministratori della Fondazione di beneficenza la gestione e la cura del Chelsea”, ha detto Abramovich in una nota. Il portavoce del magnate in capo al Chelsea, chiededi capire la nostra scelta di non voler commentare la situazione in sé, né il suo coinvolgimento”, limitandosi a sottolineare come a sollecitare Abramovich (il quale possiede anche un passaporto israeliano) sia stato il produttore cinematografico ucraino Alexander Rodnyansky, attivo come lui in seno alla comunità ebraica dell’ex Urss.

“Anche se l’influenza di Roman Abramovich è limitata – ha dichiarato da parte sua Rodnyansky – egli è il solo che abbia risposto e si sia reso disponibile a fare un tentativo fra le diverse personalità russe che il produttore afferma d’aver contattato come potenziali mediatori con il Cremlino a nome di Kiev.