Juve, altri calciatori in Procura: cosa rischia la Vecchia Signora

Ulteriori indagini sul caso degli stipendi non pagati: dopo Dybala, anche Bernardeschi e Alex Sandro sono stati convocati dagli inquirenti: lo scenario

La scena sembrava un deja vu, anche se la location era piuttosto insolita. L’attaccante Federico Bernardeschi e il terzino brasiliano Alex Sandro si sono dati il cambio nell’ufficio del procuratore aggiunto Marco Gianoglio, uno dei magistrati che sta seguendo l’inchiesta “Prisma” che vede tra gli indagati i vertici della Juventus per emissioni di fatture per operazioni inesistenti, ma anche per false comunicazioni di società quotate in borsa.

I due calciatori, convocati nel pomeriggio di venerdì 25 marzo, si sono abbracciati come fanno di solito al momento della sostituzione. Dopo Paulo Dybala, ecco che la Procura di Torino ha così proseguito le audizioni con altri due giocatori della Vecchia Signora, che non sono indagati ma sono considerati persone informate sui fatti.

L’indagine della Procura di Torino sugli stipendi non versati dalla Juventus

L’obiettivo degli inquirenti è quello di vederci chiaro sul nuovo filone dell’indagine, legato alla cosiddetta “manovra stipendi“, come è stata definita dal pool (completato dai magistrati Ciro Sartoriello e Mario Bendoni) che ha fatto partire l’inchiesta nel novembre scorso. Su questo stesso argomento verrà sentito anche Gabriele Gravina, attuale presidente della Figc: la sua audizione è già fissata a Roma per il prossimo sabato 2 aprile.

Dal caso delle plusvalenze fittizie (che avevano portato all’iscrizione nel registro degli indagati del presidente Andrea Agnelli, ma anche di Pavel Nedved, dell’allora direttore sportivo bianconero Fabio Paratici, del legale Cesare Gabasio e di altri 3 tra manager ed ex dirigenti dell’area finanza) si è passati a un’altra ipotesi dello stesso reato, il falso in bilancio. Ai giocatori bianconeri è stato chiesto di ricostruire gli accordi siglati con il club per tagliare e ritardare il pagamento degli stipendi di quattro mensilità durante la pandemia.

L’attività degli inquirenti e le perquisizioni degli ultimi giorni

Sotto la lente ci sono i bilanci delle ultime due stagioni, quelle relative ai campionati 2019-20 e 2020-21: secondo l’accusa, quella dei calciatori tesserati dal club non fu una rinuncia ma solo un differimento (di 3 mensilità su 4) e l’intesa per la restituzione diluita nel tempo fu contestuale a quella per il taglio degli stipendi, perciò tutto andava registrato nel bilancio di fine 2019-20.

L’accordo sarebbe poi stato rinegoziato nel 2020-21, non più collettivamente ma individualmente attraverso scritture private di cui è stata trovata ampia traccia nelle perquisizioni effettuate mercoledì scorso nelle sedi di alcuni studi legali e di procuratori sportivi tra Milano, Torino e Roma.

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Multa e penalizzazione, cosa rischia davvero la Vecchia Signora

Ma cosa dice la normativa vigente su questi casi così spinosi? L’articolo 31 del Codice di giustizia sportiva (nello specifico, al comma 3) recita che “la società calcistica che pattuisce con i propri tesserati o corrisponde loro compensi, premi o indennità in violazione delle disposizioni federali vigenti, è punita con l’ammenda da uno a tre volte l’ammontare illecitamente pattuito o corrisposto”.

Una multa dunque, ma no solo: il testo dell’articolo sottolinea anche come alla sanzione possa essere aggiunta “la penalizzazione di uno o più punti in classifica” nel campionato in corso di svolgimento. Un provvedimento che – se venisse adottato – graverebbe in maniera forte sulle già sanguinanti casse del club bianconero.