Juve, indagine Uefa: cosa rischia dalla multa all’esclusione dalle coppe

Il massimo organo del calcio europeo ha annunciato l'apertura di un'indagine formale alla luce degli sviluppi di quelle italiane

Alla tempesta che sta travolgendo la Juventus si aggiunge un altro fronte di indagine che potrebbe metterne a rischio la partecipazione alle coppe europee. Mentre la procura di Torino chiede il rinvio a giudizio per l’ex presidente Andrea Agnelli e altri 12 indagati, compresa la società, emergono documenti e intercettazioni tra i dirigenti sui movimenti oggetto di contestazione e il Cda dimissionario approva un nuovo progetto di bilancio per gli esercizi 2019-20 e 2020-21 sotto l’occhio attento della Consob. Ma ad aggravare la posizione del club bianconero arrivano anche le possibili conseguenze sportive minacciate dall’inchiesta aperta dalla Uefa.

Bufera Juve, l’Uefa apre un’indagine: gli accertamenti

Come per la riapertura dell’indagine già archiviata da parte della Procura federale della Federcalcio, il provvedimento deciso dall’Uefa rappresenta un atto dovuto alla luce degli sviluppi in merito alle inchieste della Procura di Torino e della Consob (qui abbiamo spiegato quanto ha perso la Juventus negli ultimi anni).

L’apertura di accertamenti formali in seno alla Prima Camera dell’Organo di controllo finanziario dei club europei è diretta a fare chiarezza sulle presunte violazioni delle norme sulle licenze e sul fair play finanziario.

Con una nota da Nyon i vertici del calcio europeo hanno ricordato che “il 23 agosto 2022, la Prima Camera CFCB aveva concluso un accordo transattivo con Juventus Fc. Tale accordo transattivo era definito sulla base delle informazioni finanziare precedentemente presentate dal club per gli esercizi finanziari chiusi nel 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022”.

Con l’apertura di questa indagine la Uefa, in collaborazione con le autorità italiane, “si riserva il diritto di rescindere l’accordo transattivo, di intraprendere qualsiasi azione legale che ritenga appropriata e di imporre misure disciplinari in conformità con le norme procedurali CFCB UEFA applicabili”.

Bufera Juve, l’Uefa apre un’indagine: cosa rischia

Il massimo organo del calcio europeo si muoverà in ambito sportivo in parallelo e indipendentemente dalle risultanze penali dell’inchiesta Prisma, ma sulla base di quanto contenuto nel fascicolo della Procura di Torino.

Le sanzioni più pesanti potrebbero scattare in caso di alterazione dolosa dei bilanci o all’eventuale ricorso a società offshore per nascondere le perdite e pagare gli stipendi.

L’obiettivo è di raggiungere una decisione entro maggio così da valutare eventuali provvedimenti per la stagione 2023-24, ma non sono escluse ripercussioni anche per quella in corso.

In circostanze del genere la Uefa prevede conseguenze più o meno gravi a seconda delle contestazioni che possono andare da penalizzazioni alle trattenute dei premi europei, da limiti ancora più stringenti alle rose e al mercato, fino ad arrivare all’esclusione dalle coppe europee.

Dopo le richieste di rinvio a giudizio da parte della Procura, la Juventus e gli altri 12 indagati attendono che venga fissata la data dell’udienza preliminare dove verrà stabilito se verranno mandati a processo o se il giudice deciderà per il non luogo a procedere.

Un’ipotesi quest’ultima al momento remota viste le quasi 13mila intercettazioni telefoniche e ambientali che coinvolgono diversi dirigenti della società bianconera (qui abbiamo parlato delle dimissioni in massa del Cda della Juventus).

I pm hanno chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente Andrea Agnelli, la Juventus come persona giuridica, Pavel Nedved, Fabio Paratici, Marco Re, Stefano Bertola, Stefano Cerrato, Cesare Gabasio, Maurizio Arrivabene, Francesco Roncaglio, Enrico Vellano, Stefania Boschetti e Roberto Grossi (qui abbiamo spiegato il perché dimissioni del Cda bianconero).

I reati contestati a vario titolo sono di false comunicazioni sociali (art. 2622 cc), ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638 cc), manipolazione del mercato (art. 185 D.Lgs 58/1998) e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art.2 D.Lgs 74/2000).