Australian Open, Djokovic ancora nel caos. Quali tornei dovrà saltare

Dopo la procedura di espulsione che ha impedito a Nole di partecipare al primo Major della stagione, ora il campione serbo rischia di avere altre grane

E adesso? La domanda più ovvia sul futuro prossimo di Novak Djokovic ha cominciato a prendere consistenza non appena il numero uno del mondo, alle ore 22:51 di Melbourne dello scorso 15 gennaio, è decollato con un volo Emirates per Dubai. L’aereo è partito dallo stesso aeroporto internazionale di Tullamarine da cui il 5 gennaio era iniziata l’odissea del serbo sul suolo australiano.

Proprio negli Emirati, Djokovic disputerà il prossimo torneo (in programma dal 21 al 26 febbraio) della sua fitta stagione di eventi, anche se dopo il rientro dall’Oceania ha preferito concedersi un po’ di tempo a casa con la famiglia, a Belgrado, dove ricaricare le energie e smaltire le moltissime scorie negative derivanti dalla vicenda. Per il resto non ci sono certezze sui programmi del 20 volte vincitore Slam.

L’unico dato di fatto è che Djokovic ha annunciato di non rilasciare alcuna dichiarazione fino al termine degli Australian Open. Ma a mettere ulteriore carne al fuoco dei media ci ha pensato l’esuberante ed esplosivo papà Srdjan, che dopo aver parlato di un “tentato omicidio del miglio tennista del mondo”, ha salutato la stampa con un profetico “ci vediamo a Parigi”.

Djokovic e lo status di guarito nonostante non sia vaccinato

Il Rolland Garros per l’appunto. Il secondo torneo dello Slam dell’anno (previsto dal prossimo 22 maggio al 5 giugno) sarà quello della rivincita per Nole? Sembra proprio di sì, a giudicare dalle tempestive dichiarazioni rilasciate dagli organizzatori, che si sono affrettati ad annunciare come sia allo studio un protocollo per garantire la partecipazione anche ai non vaccinati. Ma rimangono ancora molti dubbi.

Tra l’altro, stando a quanto dichiarato a più riprese dal diretto interessato e dai suoi legali, il serbo sarebbe risultato positivo al Covid lo scorso 16 dicembre 2021 e quindi ad oggi – nonostante non sia vaccinato – il suo status sarebbe quello di persona guarita dal virus. Un aspetto importante per poter partecipare a quei tornei (Montecarlo, Madrid e Roma tra tutti) che garantiscono il posto a chi ha contratto il coronavirus negli ultimi mesi.

Djokovic e i tornei che non potrà disputare (con milioni di euro di perdite)

AL momento invece non ci sono possibilità di vederlo in campo nei due tornei che aprono la stagione del cemento americano, ossia quello di Indian Wells (in California, in programma dal 7 al 20 marzo) e quello successivo di Miami (dal 21 marzo al 3 aprile). Entrambi i Master 1000 infatti hanno posto come prerequisito irrinunciabile per la partecipazione quello di aver completato l’intero ciclo vaccinale. Una decisione in linea con la normativa attualmente vigente negli Stati Uniti.

Per Djokovic non partecipare significherebbe smarrire moltissimi punti nel ranking Atp. La posizione di numero 1 del mondo è già a rischio (sia il numero 2 Medvedev che il numero 3 Zverev potrebbero scavalcarlo vincendo in Australia), ma le perdite sarebbero ingenti anche dal punto di vista economico. Djokovic infatti ha già vinto entrambi i tornei americani in passato, 5 volte Indian Wells e ben 6 volte Miami. Negli anni in cui ha fatto doppietta (2011, 2014, 2015 e 2016) il serbo ha portato a casa oltre 1 milione e 250 mila dollari (circa 1,1 milioni di euro). Dovrà rinunciarci quest’anno?