Il maxi fondo PIF pronto a comprare il calcio italiano: quanto vale

Il fondo sovrano saudita, presieduto dal principe ereditario Mohammed Bin Salman Al Saud, possiede un patrimonio spropositato. E ha già acquisito il Newcastle in Premier League

Con settembre il calciomercato si è chiuso (qui trovate gli acquisti più costosi della Serie A 2022-23), ma in Serie A si parla ancora di cessioni e acquisizioni. Stavolta la compravendita riguarda direttamente una società tra le più vincenti e celebri del calcio italiano: l’Inter. A neanche due settimane da un clamoroso retroscena (di cui abbiamo parlato qui) tornano le voci su una possibile cessione della società nerazzurra da parte della famiglia Zhang. Dall’altra parte del tavolo torna a sedersi il maxi fondo saudita PIF, già proprietario del Newcastle.

La situazione societaria dell’Inter

Non è un mistero che il gruppo Suning stia vivendo un momento complicato a livello finanziario, con la rata del prestito del fondo Oaktree prossima alla scadenza. Le indiscrezioni, che ormai giungono da ogni parte e media, vedrebbero l’Inter ceduta ai sauditi per una somma complessiva che oscilla tra gli 1,2 e gli 1,4 miliardi di di euro. Secondo le stesse fonti, l’affare dovrebbe essere ufficializzato a dicembre durante la pausa per il Mondiale di calcio in Qatar. Ma di trattative nero su bianco neanche l’ombra.

Che la famiglia Zhang abbia dato mandato a Goldman Sachs per la cessione del Biscione l’ha riferito anche il giornalista Fabrizio Biasin, molto vicino all’ambiente nerazzurro. Agli addetti ai lavori non sembra affatto un’ipotesi così assurda, vista la natura degli investimenti asiatici nel calcio italiano, caratterizzati da una parabola di autofinanziamento non sostenibile sul lungo periodo. Ma se da un lato si parla di cessione, dall’altro non c’è la minima certezza sull’acquirente. Anche se il nome forte che spunta è sempre lo stesso: PIF, il fondo più ricco del mondo.

Cos’è il fondo PIF

Il Public Investment Fund è un fondo sovrano saudita, cioè un fondo d’investimento pubblico di proprietà del governo dell’Arabia Saudita, con sede a Riyad. I suoi interessi vanno ovviamente al di là del solo mondo del calcio: il PIF nasce infatti nel 1971 per gestire società locali con legami con il Regno Unito. Dopo 40 anni le immense risorse di cui dispone vengono investite anche a livello internazionale. Una mossa che moltiplica a dismisura il suo valore, fino a rendere PIF uno dei fondi sovrani più ricchi del mondo della finanza.

Le radici del Public Fund sono profonde e forti e ciò è testimoniato anche dal board: l’uomo forte del PIF è infatti Mohammed Bin Salman Al Saud, il principe ereditario saudita, nonché vice-primo ministro e ministro della difesa. Sulla carta il presidente è però un suo fedelissimo, il miliardario Yasir Al-Rumayyan, ex presidente della Saudi Aramco.

Quanto è ricco il fondo PIF

Il fondo PIF vanta un patrimonio spropositato di 347 miliardi di dollari e il suo portfolio comprende quote consistenti di importanti compagnie occidentali come Boeing (di cui ha rilevato una quota pari a 717 milioni di dollari), Facebook, Lucid Motors e Disney. Per non parlare della Saudi Aramco, la prima compagnia petrolifera dell’Arabia Saudita.

Gli interessi del fondo PFI: c’è anche la Serie A?

A partire dal 2021 e ancor di più a metà 2022 l’Arabia Saudita, proprio attraverso il fondo PIF, ha deciso di puntare forte sull’economia occidentale, approfittando della crisi internazionale. Ecco che miliardi di dollari sono confluiti a fiume per acquisire quote di altre grandi società come Starbucks, Marriott e Citigroup.

Una parte di questi investimenti ha interessato anche il mondo del calcio. L’acquisto del Newcastle, perfezionato a ottobre 2021 col versamento di 360 milioni di euro e l’acquisizione dell’80% del club inglese, sembra solo il primo capitolo di questa nuova parentesi di “diversificazione” del fondo saudita. Ma la Premier League non è la Serie A.

Il nostro campionato appare meno appetibile agli occhi degli investitori arabi, principalmente perché gli introiti dei diritti tv sono più bassi rispetto a quelli inglesi. Non solo: in generale le fonti di reddito sono inferiori e la costruzione di uno stadio di proprietà prevede un iter a dir poco complesso. Ciononostante si parla di una possibile acquisizione dell’Inter.

Il club di Milano ha però “i mesi contati”: se non restituirà il prestito che deve a Oaktree entro il 2024, passerà direttamente sotto la loro proprietà, in stile Elliott-Milan (qui abbiamo parlato della cessione a RedBird).