Tari gonfiata, svelata la grande truffa della quota variabile

Il Movimento Difesa del Cittadino lancia la campagna "Sos Tari" per chiedere i rimborsi ai Comuni fuori legge

La tassa dei rifiuti (Tari) “gonfiata” arriva a costare, a una famiglia di quattro persone, oltre 280 euro in più. E la Tari si “gonfia” quando la quota variabile della tariffa viene fatta pagare più volte calcolandola non una sola volta per tutta l’abitazione, ma replicandola per cantine e garage.

Stiamo parlando della grande truffa della” quota variabile” della Tari moltiplicata da centinaia di Comuni sulle pertinenze. La questione è stata sollevata dal sottosegretario all’Economia Pier Carlo Baretta, che ha spiegato come nella Tares, e quindi nella Tari che l’ha sostituita, “la parte variabile della tariffa va computata una sola volta, considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze situate nello stesso Comune”.

LA TRUFFA – Nella Tari si paga una quota fissa, legata ai metri quadrati dell’abitazione, e una quota variabile che dipende dal numero dei componenti della famiglia. Quello che viene fatto da alcune amministrazioni comunali è di conteggiare la quota variabile non una sola volta sull’insieme di abitazione e pertinenze (garage, cantine) ma replicandola per l’appartamento e per ogni pertinenza.

AGGRAVIO PER LE FAMIGLIE – Stando ai primi calcoli del Sole 24 Ore l’aggravio dei costi è enorme: per una famiglia di quattro persone che vivono in un appartamento da 100 metri quadrati con box e cantina, il calcolo corretto della Tari sarebbe di 391 euro all’anno, mentre quello illegittimo la gonfia fino a 673 euro.

UNO DEI BALZELLI PIU’ ODIATI – “Un artificio contabile ai limiti della truffa – afferma il Presidente del Movimento Difesa del Cittadino – La tassa rifiuti è tra i balzelli più odiati dai cittadini perché, di fatto, è una vera patrimoniale sui metri quadri della propria casa a prescindere dalla produzione di rifiuti e dal servizio di raccolta e smaltimento spesso inefficiente o del tutto assente. Per fortuna la giurisprudenza sta affermando che i cittadini non sono soltanto bancomat da spremere a piacimento da parte di Comuni incapaci di gestire i servizi indispensabili”.

LA SENTENZA – E di recente la Suprema Corte ha condannato il Comune di Napoli a riconoscere ad un contribuente la riduzione della tassa rifiuti del 40% a causa dell’assenza del servizio di raccolta e spaiamento avvenuta durante una delle tante crisi del servizio.

I RIMBORSI – Il Movimento Difesa del Cittadino ha lanciato una campagna per i contribuenti finalizzata a chiedere il rimborso di quanto pagato illecitamente negli ultimi 5 anni per la moltiplicazione illecita della quota variabile. Le indicazioni del MEF aprono la strada anche a possibili richieste collettive, con ricorsi al giudice tributario per la disapplicazione delle delibere illegittime se la risposta del Comune è negativa”.

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