Tari, ma quanto ci costi? Famiglie e imprese pagheranno oltre 9 miliardi di euro

Tra il 2017 e il 2016  negozi di frutta, bar, ristoranti, alberghi e botteghe artigiane subiranno un aumento tra il 2 e il 2,6%. Incremento più contenuto per le famiglie 

(Teleborsa) Tiene ancora banco la Tari, vera e propria “croce” per le tasche degli italiani. Al centro del dibattito da giorni, dopo l’errore nel calcolo da parte di molti Comuni italiani, smascherato da un’interrogazione  rivolta dal giovane deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, (M5S), al sottosegretario all’Economia Pier Carlo Baretta per fare chiarezza su una serie di segnalazioni giunte da varie città della penisola, la tassa sui rifiuti finisce ancora nella bufera.  Il costo, infatti, continua a salire: quest’anno le famiglie e le imprese italiane pagheranno 9,1 miliardi di euro. E gli aumenti che interesseranno le attività produttive doppieranno l’inflazione.

Tra il 2017 e il 2016, infatti, i negozi di frutta, i bar, i ristoranti, gli alberghi e le botteghe artigiane subiranno un aumento della tariffa dei rifiuti oscillante tra il 2 e il 2,6%.  Per le famiglie, invece,  l’incremento sarà leggermente più contenuto. Per un nucleo con 2 componenti la maggiore spesa sarà del 2 %, con 3 dell’ 1,9 % e con 4 dello 0,2%. Per l’anno in corso, viceversa, l’inflazione è prevista in aumento dell’1,3 %

Continuiamo a pagare di più, nonostante la produzione dei rifiuti abbia subito in questi ultimi anni di crisi una contrazione di 3 milioni di tonnellate, l’incidenza della raccolta differenziata sia aumentata di 20 punti percentuali e la qualità del servizio non abbia registrato alcun miglioramento. Anzi, in molte grandi aree urbane del paese è addirittura peggiorata.

“Fintantochè non arriveremo alla definizione dei costi standard – afferma Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA – possiamo affermare con buona approssimazione che con il pagamento della bolletta non copriamo solo i costi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, così come stabilito dal legislatore con l’introduzione della Tari, ma anche le inefficienze e gli sprechi del sistema. Ricordo che secondo l’Antitrust tra le oltre 10mila società controllate o partecipate dagli enti locali che forniscono servizi pubblici, tra cui anche la raccolta dei rifiuti, il 30 per cento circa sono stabilmente in perdita. Una cattiva gestione che la politica locale non è ancora riuscita a risolvere”. 

Sebbene in questi ultimi 2 anni il Governo abbia imposto l’obbligo di non aumentare le tasse locali, gli amministratori si sono “difesi” tagliando i servizi e/o aumentando le tariffe che, per loro natura, non contribuiscono ad appesantire la pressione fiscale, anche se hanno un impatto molto negativo sui bilanci di famiglie e imprese.

Nel corso degli ultimi anni sono state numerose le novità che hanno riguardato il prelievo dei rifiuti: si è passati dalla Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) alla Tia (Tariffa di igiene ambientale); nel 2013 ha fatto il suo debutto la Tares (Tassa rifiuti e servizi) e dal 2014, infine, tutti i Comuni applicano la Tari (Tassa sui rifiuti).

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