Renzi incalza: Tfr in busta paga, abolizione di precariato e art. 18

Il premier in un'intervista conferma l'ipotesi del Tfr in busta paga

Gli annunci del premier Matteo Renzi in occasione di un’intervista rilasciata a Fabio Fazio a Che Tempo che Fa accendono la discussione. Al centro del dibattito, i temi caldi legati al mondo del lavoro.

Il premier rilancia con nuove dichiarazioni l’intenzione di rendere disponibile una parte del trattamento di fine rapporto (Tfr) nella busta paga dei lavoratori e di voler porre fine ai contratti a progetto e co.co.co., responsabili di aver accresciuto il precariato.

TFR, IL 50% IN BUSTA PER TRE ANNI
L’idea dell’esecutivo è come detto quella di trasferire subito il 50% del Tfr nelle buste paga dei lavoratori, e lasciare l’altra metà alle imprese. Quanto meno per un anno, più probabilmente per due o tre anni, a cominciare dai lavoratori dipendenti del settore privato. Secondo le prime indiscrezioni, l’erogazione del 50% del Tfr potrebbe avvenire in un’unica soluzione annuale. La scelta spetterebbe comunque al lavoratore. In questo senso, comunque, non è ancora stato sciolto il nodo delle compensazioni alle aziende. L’ipotesi divide la platea, Confindustria ha espresso il proprio dissenso, mentre per la CGIL potrebbe essere una scelta del lavoratore, su base volontaria.

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PRECARIATO E ART. 18
L’affondo di Renzi, riportato da Repubblica  “Noi non cancelliamo semplicemente l’art 18, ma tutti i co.co.co, co.co.pro, cancelliamo il precariato e tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto del precariato la forma prevalente del lavoro. Questo diritto che c’è arriva da un giudice, noi vogliamo cancellare questo. Non voglio che la scelta di licenziare o assumere sia in mano ad un  giudice, deve essere in mano all’imprenditore. L’importante è che lo Stato non lasci a casa nessuno”. Intervistato da Fabio Fazio, il premier aggiunge “Io non tratto con la minoranza del partito ma con i lavoratori” e dice basta a una sinistra “opportunista e inchiodata al 25%”, che fa dell’articolo 18 una “battaglia ideologica”.

UNA MANOVRA DA 20 MLD
L’ipotesi sul Tfr è contenuta nel dossier per la messa a punto della prossima Legge di Stabilità, che il governo punta a varare il prossimo 10 ottobre. L’ex Finanziaria dovrebbe anche provvedere alle risorse per i nuovi ammortizzatori sociali, le vere tutele che secondo Renzi servono al Paese e a combattere la disoccupazione: si tratta di 1,5 miliardi che saranno inseriti nel testo di legge. Una manovra che, sempre secondo quanto dichiarato nell’intervista, si aggirerà intorno ai 20 miliardi,  senza però “1 cent di tasse in più”, ha precisato Renzi. Una cifra che l’esecutivo ritiene necessaria per mantenere gli impegni presi, che comprendono: bonus Irpef permanente, nuovo taglio all’Irap, 1 miliardo per l’annunciata riforma della scuola e una dote da almeno 2 miliardi per il riordino degli ammortizzatori sociali legato al Jobs Act.

‘FUOCO AMICO’
“Capisco che voglia sempre cercare dei nemici interni, ma sta facendo quello che non sono riusciti a fare Berlusconi e Sacconi…”. Lo ha affermato in una intervista a La Stampa Pippo Civati, leader della minoranza Pd, commentando così la posizione espressa del premier sull’eliminazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

TFR – Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è la “liquidazione”, rappresentato da una retribuzione differita, erogata al dipendente nel momento in cui cessa il proprio rapporto di lavoro. Il tema, piuttosto complesso, riguarda tutti i lavoratori del settore privato e del settore pubblico (rientranti nelle categorie del pubblico impiego contrattualizzato), ed è erogato sia nelle ipotesi di pensionamento, sia nei casi di licenziamento individuale e collettivo, dimissioni e altre fattispecie che pongono a interruzione il rapporto di lavoro. Viene calcolato accantonando, per ciascun anno di servizio, una quota pari al 6,91% dell’importo della retibuzione dovuta per l’anno stesso. Sta poi al lavoratore scegliere dove destinare il proprio Tfr, ossia se mantenerlo sotto forma di liquidazione da incassare alla risoluzione del rapporto di lavoro oppure se costituire una pensione integrativa. Nel primo caso verrà gestito in maniera differente a seconda che si tratti di un’azienda con più o meno di 50 dipendenti: nel primo caso la gestione è tiotalmente appannaggio del datore di lavoro, nel secondo viene invece versato in un fondo tesoreria gestito dall’Inps.

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