Bitcoin sequestrati vanno all’asta

Scotland Yard ha autorizzato la vendita all'asta di 500mila euro in criptovalute sottratte alla criminalità

Scotland Yard ha autorizzato la vendita all’asta di criptovalute. Il denaro digitale che è finito all’incanto proveniva dal sequestro di beni confiscati ad alcuni criminali.

Nell’epoca postmoderna capita che a finire nella lista dei tesori espropriati a personaggi legati ad attività illecite non ci siano solo i ”classici’ averi come contanti, dimore lussuose e altri possedimenti concreti, ma che ci siano anche profitti illegali o asset conservati sotto forma digitale.

In principio, innanzi a casi del genere la polizia si è trovata in difficoltà, disorientata sul da farsi. Quale via intraprendere? Eliminare le criptovalute confiscate? Andare in cerca delle persone truffate dai delinquenti con il rischio di perdersi nel labirinto della blockchain? Nessuna delle due. Meglio rimettere le valute sul mercato. E infatti alla fine si è optato per questa soluzione, vendendole all’asta.

Così Scotland Yard, per due casi recenti, ha dato il via libera all’incanto, autorizzando due operazioni. La prima ha visto la luce il 25 settembre (asta durata 24 ore: dalle 12.00 alle 12.00 del giorno successivo). Online auction of cryptocurrency, il nome affibbiato alla vendita che ha visto diversi lotti da acquistare; lotti di diverse dimensioni in cui sono stati disponibili bitcoin, ethereum, ripple e altre criptovalute.

Unreserved government auction è invece stata la denominazione della seconda asta che è andata in scena il 26 settembre. L’evento è stato organizzato sia per acquirenti che hanno operato da remoto (tramite il servizio online) sia per quelli che si sono presentati di persona. In questa asta, oltre alle monete digitali, sono stati battuti orologi costosi, pietre preziose, automobili di lusso e altri beni pregiati.

Entrambe le aste sono state indette dalla Wilsons Auctions. La casa irlandese è nota nel settore. Da diverso tempo si occupa della gestione delle vendite all’incanto su commissione delle autorità del Regno Unito e per i due casi specifici poc’anzi citati ha obbligato i potenziali clienti a esibire i documenti d’identità e l’indirizzo di residenza. Motivo? Evitare acquisti di acquirenti ‘oscuri’.

Inoltre, la Wilson Auctions è stata la prima casa d’aste pubblica a livello globale ad aver organizzato in Belgio la prima vendita all’incanto di monete digitali nello scorso marzo: durante l’evento sono stati battuti 315 bitcoin confiscati al mercato criminale.

In Europa tale pratica sta pian piano prendendo piede. Già avanzata è negli Usa che videro la prima asta di bitcoin nel 2014, quando furono vendute le criptovalute sottratte a Ross Ulbricht, l’ideatore del noto sistema illecito online Silk Road. Risale invece al gennaio 2018 l’asta più ‘sostanziosa’. Poco meno di due anni fa furono battuti 3.800 bitcoin negli Stati Uniti: 54 milioni di dollari fu il ricavato.

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