8 e 5 per mille, le nostre tasse per una “causa”. Le regole e le polemiche

Confessioni religiose ed enti non profit ma anche squadre di calcio. I meccanismi e i punti controversi delle due forme di utilizzo dell'Irpef

Tredici euro su mille: come “donazione” potrebbe sembrare piuttosto avara, tanto più se viene fatta con soldi che non sono più nostri ma appartengono allo Stato. Eppure questi 13 euro (8 + 5 per l’esattezza) sono una vera e propria manna per molti destinatari. Stiamo parlando dell’8 per mille e del 5 per mille, due forme di finanziamento a favore, rispettivamente, delle istituzioni religiose e degli enti non profit tramite la destinazione di una parte delle nostre tasse. Con una semplice firma sulla dichiarazione dei redditi.

Prima di esaminare il funzionamento e le regole del singolo contributo, cominciamo a fissare alcuni punti generali validi per entrambi:

• l’8 e il 5 per mille rappresentano la “destinazione” di una quota delle tasse già dovute. Ciò significa che esprimere una scelta non comporta una maggiorazione delle imposte e non esprimerla non fa risparmiare sulle tasse;

• le due scelte non sono alternative tra loro e possono essere espresse entrambe;

• per esprimere le scelte il contribuente deve compilare l’apposita scheda presente sui tutti i modelli di dichiarazione. La scheda va presentata integralmente anche nel caso in cui sia stata fatta soltanto una delle due scelte. Anche chi è esonerato dall’obbligo di presentazione della dichiarazione può effettuare la scelta utilizzando la scheda allegata al Cud o al modello Unico.

8 per mille, un obolo milionario

L’8 per mille è il meccanismo con cui lo Stato italiano, attraverso la scelta dei contribuenti, devolve una percentuale fissa del gettito fiscale Irpef allo Stato per “scopi di interesse sociale o di carattere umanitario” o a una ristretta rosa di confessioni religiose con le quali lo Stato ha firmato specifiche intese:

• la Chiesa cattolica
• l’Unione delle Chiese avventiste del 7° giorno
• le Assemblee di Dio in Italia
• la Chiesa valdese,
• la Chiesa evangelica luterana,
• l’Unione delle Comunità ebraiche in Italia.

Per altre confessioni religiose (ad esempio i Testimoni di Geova o l’Unione buddista italiana) l’intesa con lo Stato, sebbene firmata, deve ancora essere ratificata dal Parlamento. In altri casi (ad esempio per le comunità islamiche) non c’è ancora alcuna intesa.

La scelta viene effettuata mettendo la propria firma in corrispondenza dell’apposito riquadro: è ammessa la scelta per una sola istituzione.

La minoranza decide per la maggioranza

Da quando è stato introdotto – col nuovo concordato tra Stato e Chiesa cattolica del 1984 – il meccanismo di ripartizione dell’8 per mille ha suscitato molte polemiche. Il punto controverso è questo: la quota dei contribuenti che non hanno firmato, e che quindi risulta non attribuita, viene suddivisa tra gli organismi destinatari secondo la proporzione risultante dalle scelte espresse.

In altre parole il contribuente, con la sua firma, non sceglie solo a chi destinare l’8 per mille delle sue imposte, ma vota – spesso senza saperlo – per la ripartizione della stessa quota dell’Irpef di tutti i cittadini. E’ chiaro che questo meccanismo beneficia chi ha avuto la maggiore quota di preferenze anche se questa è minoritaria sul totale degli italiani.

E quello che succede alla Chiesa cattolica che riceve circa l’87% delle preferenze espresse. Ma meno del 40% dei contribuenti esprime una scelta. Tuttavia, secondo questo meccanismo, chi non firma per destinare la sua quota di Irpef si affida alle scelte degli altri, con la conseguenza che la Chiesa cattolica, indicata da circa il 35% dei contribuenti totali, riceve più dell’80% dell’intera cifra, il cui valore annuo è stimabile intorno 1 miliardo di euro.

In aggiunta a questo, alla Chiesa viene destinata anche una quota del gettito che i contribuenti hanno attribuito allo Stato. Ad esempio lo scorso anno dei quasi 44 milioni di euro spettanti allo Stato, 10 milioni sono stati destinati per il restauro di 26 immobili ecclesiastici di valore artistico e così anche gran parte dei 14 milioni destinati agli “interventi per il sisma in Abruzzo”.

5 per mille al sociale, alla ricerca o allo sport

Dopo i riquadri dedicati alla scelta dell’8 per mille, ci sono anche quelli per la “scelta per la destinazione del 5 per mille”. Il meccanismo, introdotto per la prima volta nel 2006, è simile (in parte), ma la rosa di destinatari è infinitamente più ampia. Sulla dichiarazione 2010 il contribuente troverà cinque caselle dedicate ad altrettante categorie di beneficiari del finanziamento:

volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità soci;
ricerca scientifica e dell’università;
ricerca sanitaria;
attività sociali svolte dal comune di residenza;
associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal Coni.

Ma per l’attribuzione del 5 per mille a uno specifico ente o associazione, oltre alla firma nello spazio della categoria prescelta, va riportato anche il codice fiscale del destinatario. Se manca o è sbagliato la quota d’imposta del contribuente viene suddivisa in proporzione tra tutti i soggetti scelti dagli altri contribuenti nella medesima categoria. (A.D.M.)

8 e 5 per mille, le nostre tasse per una “causa”. Le regol...