Verso lo spazioporto del futuro

E’ tempo di grandi manovre allo Space Kennedy Center: lo storico spazioporto della NASA che vedrà la partenza del sistema di lancio SLS e della capsula Orion. sta infatti attraversando una intensa fase di rinnovamento.

L’agenzia spaziale americana ha da poco terminato un piano di revisione delle strutture e dei sistemi di supporto di terra del centro per adeguarle alle necessità del lanciatore.

“Modernizzare i sistemi di terra per il nostro viaggio verso Marte ci assicurerà la sostenibilità di lungo termine e un contenimento dei costi – ha dichiarato Bill Hill, vice amministratore della divisione Exploration System – così potremo sfruttare al meglio le potenzialità del centro nelle missioni future”.Da un controllo effettuato dall’ Office of Inspector General (OIG) è emerso che lo Spaceport Command and Control System (SCCS) ,un software che sarà utilizzato per gestire le operazioni da terra di Orion e SLS, è indietro nella realizzazione di circa un anno e fuori del 75% dal budget previsto. Lo sviluppo di SCCS è stato pensato nel 2006 per Constellation e la cancellazione del programma ha fatto sì che ci fossero costi non previsti e ritardi nella fasi di costruzione. Nel 2012 la spesa totale prevista per lo sviluppo e il mantenimento del software fino al 2015 era di circa 117 milioni di dollari. Nell’ultima richiesta di budget dell’agenzia i costi sono saliti a circa 207 milioni e nel 2014 la NASA ha dichiarato che il sistema avrebbe visto la luce a luglio 2016: la data di consegna è slittata ulteriormente fino ad arrivare a settembre 2017. Per poter procedere più agevolmente con la messa a punto dello strumento l’agenzia ha ridotto alcune funzioni originariamente previste nella pianificazione iniziale tra cui c’è quella che riguarda la limitazione degli accessi ai dati sanitari degli astronauti.

Nel dicembre scorso sono stati portati a termine con successo una serie di test sulle facilities (la Critical Design Review): una revisione tecnica che ha coinvolto il Ground Systems Development and Operations (GSDO). A gennaio invece, un team indipendente di esperti del settore aerospaziale, lo Standing Review Board, ha dato parere favorevole per il completamento dei prossimi step del programma in attesa del via libera finale per l’installazione e la messa in prova vera e propria dei sistemi che verrà dato dal Program Management Council della NASA.

Mentre il centro spaziale della Florida si sta preparando per accogliere il nuovo sistema di lancio anche le verifiche sulla capsula Orion vanno avanti in modo regolare. Lo scorso 12 febbraio il modulo è arrivato al KSC ed è stato sottoposto al birdcage, un test che ne verifica le condizioni di pressione.

Nel corso dei prossimi 18 mesi Orion sarà sottoposto al processo di integrazione: circa centomila componenti arriveranno al Kennedy e verranno assemblati dal team della NASA.

Il modulo riceverà così tutti i dispositivi necessari al volo: il sistema avionico, il sistema di distribuzione dell’energia elettrica e termica, il controllo della pressione della cabina, dei comandi e comunicazioni e quello di guida e navigazione. Orion avrà a bordo un significativo contributo europeo ed italiano: l’ESA ha infatti sviluppato ESM (European Service Module), un modulo di servizio realizzato a partire dall’ATV e che sarà installato a bordo della capsula. Il modulo europeo fornirà il sistema propulsivo, l’alimentazione elettrica, il controllo termico e gli elementi fondamentali per il sistema di sopravvivenza della capsula.

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Verso lo spazioporto del futuro