Uno sguardo dentro il Sole

(ASI) – Sbirciare nel cuore del Sole per carpirne i segreti. È possibile grazie a speciali messaggeri, i neutrini prodotti nelle reazioni termonucleari del Sole. Ma queste particelle sono molto elusive, sfuggenti. A miliardi, all’incirca una sessantina, attraversano ogni secondo la punta di un dito. Ma solo una o due saranno trattenute dal corpo umano, nell’arco dell’intera esistenza di un individuo.

Adesso, però, un team di studiosi USA della Stanford University, della Purdue University e dell’Ames Research Center della NASA ha annunciato, in uno studio appena pubblicato su Solar Physics, di avere scoperto un possibile nuovo modo di studiare gli sfuggenti neutrini. Più semplice dei grandi apparati sperimentali costruiti dagli scienziati nelle viscere delle montagne, come i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, o all’interno delle miniere, come l’osservatorio Super-Kamiokande, in Giappone.

Gli autori hanno, in particolare, studiato le fluttuazioni nel tasso di decadimento di alcuni elementi radioattivi. E hanno scoperto, analizzando i dati raccolti dall’osservatorio per neutrini Super-Kamiokande, che esiste una correlazione con le fluttuazioni nel flusso dei neutrini solari, legate alla rotazione della stella.

«Se la nostra ipotesi fosse corretta, allora i neutrini sarebbero di gran lunga più semplici da rivelare di quanto ipotizzato finora – spiega Peter Sturrock, uno dei firmatari dello studio -. Per questo tipo di ricerche sono, infatti, necessari enormi apparati sperimentali, che coinvolgono grandi consorzi e richiedono ingenti spese. Ma – aggiunge lo studioso -, potremmo ottenere risultati analoghi con esperimenti che richiedono solo pochi microgrammi di materiale radioattivo. Significherebbe che esiste un altro modo di studiare i neutrini, che ci offrirebbe un differente punto di vista su queste particelle e sul Sole».

I neutrini sono particelle prive di carica elettrica e con massa piccolissima, anche se non nulla. Sono prodotte nella reazioni nucleari che avvengono nelle stelle, come il Sole, ma anche nei decadimenti radioattivi, come quelli che hanno luogo all’interno della Terra. Una peculiarità di queste particelle subatomiche è che interagiscono molto raramente con la materia. Possono, quindi, attraversare indisturbati anche l’intero l’Universo, custodendo importanti informazioni degli eventi che li hanno generati. Una proprietà che li rende estremamente preziosi per gli scienziati. E che fa dei neutrini delle formidabili sonde per esplorare ciò che avviene in luoghi inaccessibili. Come, per l’appunto, l’interno del Sole.

Crediti Foto: Kamioka Observatory, Institute for Cosmic Ray Research, University of Tokyo

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