Un tuffo nei canyon di Titano

Canyon profondi centinaia di metri, ripidi come piste da sci pieni di metano liquido. Questo è lo scenario che si è presentato davanti agli occhi degli scienziati grazie alle recenti osservazioni radar di Cassini. La sonda ha rivolto la sua attenzione al polo nord di Titano e ha osservato alcune gole ampie poco più di un chilometro con pareti che sfiorano i 600 metri di altezza.

I canyon si diramano dal Vid Flumina un fiume lungo più di 400 chilometri che si getta nel Mar di Ligeia, il secondo bacino in ordine di grandezza di Titano. I nuovi dati di Cassini confermano che le formazioni osservate sono state ‘scolpite’ dal metano liquido, un processo simile a quello che avviene nelle gole sulla Terra, mai osservato direttamente finora.

Gli scienziati si sono serviti degli strumenti a bordo di Cassini per far rimbalzare segnali radio sulla superficie di Titano. Il segnale di ritorno ha definito le caratteristiche presenti sulla superficie della luna permettendo di distinguere le parti rocciose da quelle liquide. Gli autori della ricerca hanno paragonato le gole di Titano a quelle presenti sulla Terra in Arizona, nello Utah e lungo il fiume Nilo, evidenziando diverse similitudini. Sappiamo che entrambe le tipologie di strutture sono state sottoposte ad erosione nel corso del tempo anche se ad oggi, non abbiamo elementi sufficienti per poter determinare con esattezza la durata del processo. Una delle ipotesi più accreditate, prevede che i canyon siano stati generati da un rialzo della superficie o da un cambiamento del livello del mare.

Gli scienziati sono concordi nell’affermare che Titano assieme alla Terra è l’unico corpo celeste nel Sistema Solare ad avere una superfice sottoposta a erosione in modo attivo e su ampia scala. Grazie allo studio dei processi geologici in corso sulla più grande luna di Saturno, potremo essere in grado di avere più informazione sui fattori che hanno influenzato la luna di Saturno e la Terra agli albori della sua esistenza.

I canyon erosi dal metano liquido osservati da Cassini. Credit: NASA/JPL-Caltech/ASI

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Un tuffo nei canyon di Titano