Un peso sul cuore

(ASI) – Il “Cuore” ghiacciato di Plutone potrebbe non trovarsi nel posto giusto e nascondere un oceano sotto la sua superficie. È quanto affermano in una ricerca pubblicata su Nature di questa settimana, ricercatori dell’Università dell’Arizona.

Sputnik Planitia, il vasto bacino di 1.000 chilometri che si trova all’interno della regione a forma di cuore osservata sulla superficie di Plutone, potrebbe essere nella sua posizione attuale a causa dell’accumularsi del ghiaccio che ha portato il pianeta nano a riorientarsi, rotolare su se stesso, creando quelle crepe e tensioni nella crosta che sembrano, inoltre, denunciare la presenza di un oceano sotto la sua superficie.

«Ci sono due modi per cambiare la rotazione di un pianeta», afferma James Keane, primo autore dello studio. «Il primo è un cambiamento dell’inclinazione del suo asse, il secondo è attraverso un fenomeno chiamato true polar wander, nel quale l’asse di rotazione rimane fisso rispetto al resto del sistema solare, ma il pianeta modifica l’inclinazione a causa di una spinta interna».

In sostanza è come se ponessimo un enorme peso su una parte del nostro pianeta, questo lo spingerebbe a riorientarsi rispetto al proprio asse Ad esempio, se un vulcano gigante dovesse crescere su Los Angeles, la Terra potrebbe riorientarsi e posizionare Los Angeles sull’equatore, pur rimandendo l’asse di rotazione del pianeta stabile (vedi figura).

A differenza della Terra, il cui asse di rotazione è solo leggermente inclinato, Plutone è come una trottola sdraiata su un fianco. Pertanto sono i poli del pianeta ad ottenere il massimo della luce solare, mentre le regioni equatoriali sono estremamente fredde, abbastanza fredde da congelare l’azoto.

Nel corso di ogni anno (che vale 238 anni terrestri) su Plutone, l’azoto e altri gas si condensano sulle regioni permanentemente in ombra, e come Plutone gira intorno al Sole, gli stessi gas si riscaldano per tornare gassosi e andare a ghiacciarsi dall’altra parte del pianeta, con conseguente “nevicata” stagionale su Sputnik Planitia, dove restano intrappolati.

«Ogni volta che Plutone gira intorno al Sole, un po’ di azoto ghiacciato si accumula nell’area del Cuore», ha detto Keane. «E una volta che si è accumulato abbastanza ghiaccio, forse spesso un centinaio di metri, questo comincia a sopraffare la stabilità del pianeta, cambiandone l’orientamento. E se una regione accumula abbastanza massa potrà spostarsi fin all’equatore».

Sostanzialmente il bacino Sputnik Planitia ha col tempo intrappolato i gas volatili ghiacciati, raggiungendo una massa tale che, grazie alle spinte mareali dovute alla sua luna Caronte, ha riorientato Plutone portando il bacino dove si trova attualmente, e provocando quelle spaccature sulla crosta immortalate da New Horizons.

Una teoria che trova conferma in un altro studio pubblicato sullo stesso numero di Nature, a firma di Francis Nimmo dell’Università della California a Santa Cruz, che però sottolinea come tale processo porti all’ipotesi concreta che nel sottosuolo di Plutone vi sia un oceano ghiacciato.

Di fatto Plutone è un pianeta condizionato dal suo clima e non è escluso che il suo processo di riorientamento sia lontano dall’essersi concluso.

Leggi il lavoro su Nature

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