Un filo di perle per Giove

(ASI) – Cartoline da Giove firmate JunoCam: la camera a colori istallata sulla sonda NASA Juno ha realizzato l’ennesimo suggestivo ritratto del pianeta gassoso. L’11 dicembre scorso, mentre la missione effettuava il terzo flyby in carriera cavalcando l’orbita di Giove e volando a 24.600 chilometri dalla superficie aliena, ha visto una “perla” cingere i fianchi del gigante. Si tratta della settima delle otto strutture chiare e di forma ovale – spaventose tempeste che si abbattono nell’emisfero meridionale ruotando in senso antiorario – osservate a partire dal 1986: in 30 anni hanno impreziosito il profilo di Giove variando nella posizione e nel numero (sono state individuate da un minimo di 6 ad un massimo di nove “perle”, oggi se ne contano otto).L’immagine è stata scattata attraverso la camera operante nella luce visibile JunoCam, progettata per guardare i poli di Giove e le nubi che li avvolgono. Nonostante il suo lavoro contribuisca a fornire indizi agli scienziati del team di Juno, la camera non è considerata uno strumento scientifico e il suo obiettivo è di proporre spettacolari cartoline con scopi divulgativi.La missione Juno – lanciata nel 2011 e giunta intorno al pianeta di destinazione il 4 luglio 2016, il 5 in Italia – ha lo scopo di analizzare le caratteristiche di Giove come rappresentante dei Pianeti Giganti. Gli obiettivi scientifici di Juno consistono prevalentemente nel comprendere l’origine e l’evoluzione del pianeta, determinarne la struttura interna, esplorare la magnetosfera polare e ricercare l’origine del campo magnetico, misurare l’abbondanza dell’acqua, caratterizzare i venti nella bassa atmosfera e le abbondanze relative di ossigeno e azoto e le variazioni dovute a fenomeni atmosferici. Inoltre, Juno osserverà le aurore boreali di Giove al fine di studiare il campo magnetico del pianeta e la sua interazione con l’atmosfera.La partecipazione italiana alla missione si basa sull’esperienza ormai consolidata nel campo degli spettrometri, camere ottiche e radio scienza. In particolare l’Italia ha fornito due strumenti: lo spettrometro ad immagine infrarosso JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper, PI Alberto Adriani INAF-IAPS, realizzato dalla Divisione Avionica di Leonardo-Finmeccanica) e lo strumento di radioscienza KaT (Ka-Band Translator, PI Luciano Iess dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, realizzato da Thales Alenia Space-I) che rappresenta la porzione nella banda Ka dell’esperimento di gravità. Ambedue questi strumenti sfruttano importanti sinergie con gli analoghi strumenti in sviluppo per la missione BepiColombo, ottimizzando i costi ed incrementando il ruolo sia scientifico che tecnologico italiano.

Un filo di perle per Giove