Umidità sotto osservazione

(ASI) – E’ una piccolissima parte nell’ammontare complessivo dell’acqua presente sulla Terra, si trova in una posizione di ‘interfaccia’ tra la superficie del nostro pianeta e l’atmosfera e questa caratteristica la rende di importanza fondamentale negli equilibri climatici. Si tratta dell’umidità del suolo, una realtà che fino a poco tempo fa era difficile da quantificare ed analizzare anche a causa della complessità delle misurazioni. Il varo di una missione espressamente dedicata a monitorare questa tipologia di umidità, ha dato un nuovo impulso a specifiche attività di ricerca. Nel 2015, infatti, la NASA ha lanciato il satellite SMAP (Soil Moisture Active Passive), progettato per effettuare misurazioni frequenti ed esaustive dell’umidità del suolo. I dati che il satellite ha raccolto durante il suo primo anno di missione sono stati analizzati e stanno fornendo agli studiosi informazioni significative e di grande utilità per applicazioni connesse al clima, alle previsioni meteorologiche e al monitoraggio delle attività agricole. Il team scientifico di SMAP ha presentato i risultati nel paper “The global distribution and dynamics of surface soil moisture”, recentemente pubblicato sulla rivista Nature Geoscience. SMAP ha condotto la sua attività investigativa a livello globale, raggiungendo un elevato e inedito livello di dettaglio che getta nuova luce su un fattore-chiave non solo per il ciclo dell’acqua, ma anche per quelli dell’energia e del carbonio.

Grazie a questa nuova messe di dati, secondo gli autori della ricerca, sarà possibile approfondire i meccanismi che regolano questi cicli e migliorare sia le previsioni meteorologiche su periodi di tempo più lunghi, sia il monitoraggio di situazioni critiche per l’agricoltura come siccità e inondazioni. Un elemento di particolare importanza emerso dai dati di SMAP è che lo strato superficiale del suolo conserva il ‘ricordo’ di anomalie meteorologiche, come abbondanza o scarsità di piogge, in maniera più profonda di quanto avessero fatto supporre le vecchie tecniche di misurazione. Gli effetti derivanti dalle bizzarrie del tempo atmosferico, secondo i ricercatori, si protraggono per qualche giorno invece che per poche ore; ad esempio, circa un settimo della pioggia caduta rimane nello strato superficiale anche tre giorni dopo la precipitazione e questa ‘memoria’ persiste maggiormente nelle regioni aride.Infine, i dati mostrano un significativo ‘effetto feedback’ che, secondo gli studiosi, può influenzare fenomeni estremi come inondazioni e siccità. Ad esempio, quando l’umidità evapora dal suolo bagnato, quest’ultimo diventa più fresco; invece, quando il terreno è particolarmente secco, il processo di raffreddamento diminuisce e ciò può portare a condizioni meteorologiche torride e a ondate di calore che possono accentuare le condizioni di siccità. La missione di SMAP è stata progettata per durare tre anni, ma, considerati i risultati, il team scientifico sta lavorando ad una sua estensione.

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