Ultime da Cassini

(ASI) –

Ha salutato la comunità scientifica e il grande pubblico di appassionati un mese fa, ma continua a far sentire la sua presenza e a fornire contributi essenziali per tratteggiare un identikit sempre più completo del ‘Signore degli Anelli’ cosmico. Stiamo parlando della sonda Cassini, che rimane saldamente alla ribalta ed è stata al centro dell’attenzione nella conferenza dell’American Astronomical Society Division for Planetary Science, tenutasi ieri a Provo (Utah).La messe di dati e ‘scatti d’autore’ raccolta dalla sonda Nasa-Esa-Asi durante la Ring Grazing Orbit, una delle ultime fasi della missione, continua infatti a riservare sorprese e a svelare ulteriori particolari su Saturno e sul suo articolato sistema di anelli e satelliti naturali.I temi affrontati durante la conferenza riguardano essenzialmente le scie degli anelli create da piccoli corpi celesti, l’atmosfera del pianeta, il suo campo magnetico e le forze che impediscono alle particelle degli anelli di disperdersi. Nell’occasione, è stato presentato anche un nuovo video sulle aurore di Saturno riprese nell’ultravioletto. Durante le manovre finali, Cassini ha puntato il suo sguardo elettronico sul tratto più caratteristico del pianeta, realizzando non solo una serie di vedute degli anelli da particolari angolazioni, ma evidenziando anche alcune loro particolari strutture che sono state definite ‘propellers’. Con questo termine i ricercatori hanno designato delle scie originate da piccole lune e, in questo quadro complessivo, hanno ravvisato somiglianze con i processi fisici alla base della formazione dei pianeti attorno a giovani stelle. Proprio il giorno prima del ‘tuffo’ finale, Cassini ha immortalato questi piccoli oggetti celesti che sono stati ‘battezzati’ con i nomi di celebri aviatori: Blériot, Earhart, Santos-Dumont, Sikorsky, Post e Quimby.

La sonda Cassini (Credits: NASA) La sonda ha analizzato anche la composizione chimica della parte superiore dell’atmosfera di Saturno, che si estende quasi fino agli anelli.In base alle osservazioni condotte con lo strumento Inms (Ion and Neutral Mass Spectrometer), il team della missione ha notato che il materiale degli anelli influenza l’atmosfera del pianeta e che mostra tracce di componenti più complessi rispetto all’acqua, elemento in essi preponderante. In particolare, lo spettrometro ha individuato presenza di metano, gas che gli esperti non pensavano di trovare in quantità negli anelli e nell’atmosfera. Gli studiosi, inoltre, hanno illustrato l’andamento delle indagini in corso sul campo magnetico di Saturno, mirate soprattutto a determinare se esso abbia un’inclinazione percettibile. Questo filone di attività è connesso anche a definire la durata del giorno ‘saturniano’, che, nonostante gli sforzi della comunità scientifica, continua a presentare numerosi interrogativi.Infine, una simulazione informatica – che sarà oggetto di un paper in pubblicazione su The Astrophysical Journal – getta nuova luce sulle forze che trattengono le particelle degli anelli di Saturnoe che sono cruciali per impedire che queste delicate strutture si sparpaglino nello spazio. L’indagine, basata sulle immagini ad alta risoluzione degli anelli e sui dati delle masse delle lune, riguarda soprattutto l’anello A, che, secondo precedenti ricerche, si pensava fosse trattenuto soltanto dalla luna Giano. Il nuovo modello informatico, invece, mette in rilievo che l’anello A è tenuto a freno da un’intera ‘squadra’ di satelliti naturali che, oltre a Giano, annovera anche Pan, Atlante, Prometeo, Pandora Epimeteo e Mimas.Nata dalla collaborazione tra Nasa, Esa ed Asi, la missione Cassini ha avuto come obiettivo lo studio di Saturno e del suo sistema di anelli e lune, con particolare riguardo a Titano. La complessità del ‘Signore degli Anelli’ e della sua numerosa ‘famiglia’, infatti, rappresenta un elemento di grande rilievo per analizzare i processi di evoluzione di un sistema planetario. Lanciata il 15 ottobre 1997, Cassini ha raggiunto Saturno dopo 7 anni di viaggio, durante i quali ha percorso oltre 3 miliardi e mezzo di chilometri, inserendosi nell’orbita del pianeta il 1° luglio 2004. Superata brillantemente la ‘maggiore età’, la sonda è stata attiva fino al 15 settembre 2017.

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