Uguali e diverse

Le stelle massicce e le loro compagne di dimensioni inferiori condividono lo stesso percorso evolutivo: quello che le differenzia sono le esplosioni di diversa intensità che avvengono sulla loro superficie, nelle prime fasi di vita. E’ questa la conclusione di uno studio del Dublin Institute for Advanced Studies condotto da un team internazionale di astronomi guidati da Alessio Caratti o Garatti.I dati mostrano che gli outburst si verificano anche nel processo di origine delle stelle più grandi all’interno dei dischi di accrescimento che si trovano ugualmente intorno ad astri di dimensioni più contenute, come il Sole.

La ricerca si basa su un insieme di immagini e spettri raccolti degli osservatori Gemini e Calar Alto e del Very Large Telescope dell’ESO, da terra e dal telescopio SOFIA della NASA, collocato a bordo di un Boeing 747.

I telescopi hanno puntato i loro occhi su S255IR NIRS 3, una stella in formazione distante 6000 anni luce da noi con una massa stimata pari a 20 volte quella del Sole.

Le informazioni di Gemini mostrano che la sorgente dell’esplosione, iniziata circa 16 mesi fa, è composta da un accumulo di gas con una massa di materia doppia rispetto a quella di Giove che viene accelerata a velocità elevatissime, per poi essere inglobata dalla stella. Secondo le stime degli scienziati, l’emissione di gas potrebbe essere ancora in corso, anche se avrebbe perso potenza col passare del tempo.

“Le esplosioni di cui parliamo – commenta Caratti o Garatti – sono di gran lunga superiori a quelle che avvengono sulle stelle di massa inferiore e arrivano a rilasciare una quantità di energia che raggiunge quella emessa dal Sole in più di 100.000 anni. I ‘fuochi d’artificio’ che ritenevamo di poter vedere solo alla fine della vita delle stelle con le supernovae, sono invece osservabili, a sorpresa, anche durante la loro nascita”.

Lo studio del gruppo di Dublino mostra per la prima volta che anche le stelle massicce, come le loro compagne di dimensioni più contenute, possono avere origine da dischi di gas e polvere. Secondo l’ipotesi più accreditata finora, invece i dischi situati intorno alle stelle più piccole non sarebbero stati in grado di resistere alla pressione delle radiazioni prodotte dalle sorelle maggiori.

“Se le stelle di piccola massa possono formarsi a poca distanza dal Sole, il meccanismo all’origine di quelle più grandi è di conseguenza più veloce e può avvenire anche a decine di migliaia di anni luce da noi – conclude Caratti o Garatti riferendosi ai tempi di formazione delle stelle in base alle loro dimensioni: su scale temporali di 100.000 anni per le massicce e su tempi decisamente più lunghi per le più piccole – osservare la formazione di una stella massiccia è come guardare un filamato in timelapse, certamente più rapido e intenso di quello che interessa le altre, ma che dura comunque qualche decina di migliaia di anni”.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Uguali e diverse