Terremoti sotto la lente dei satelliti

(ASI) – L’Italia e la Cina, Paesi con notevole rischio sismico, stanno da 10 anni sviluppando un progetto satellitare per cercare di capire se esistano fenomeni osservabili collegati con i terremoti e osservabili da un punto di vista privilegiato come lo spazio. Il lancio della missione CSES è previsto dalla Cina per luglio / agosto 2017 e l’Italia parteciperà con il progetto LIMADOU che vede coinvolti l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il centro IAPS dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e alcune Università Italiane.

Da missioni spaziali precedenti, infatti, sono state osservate variazioni nella ionosfera, a livello di campi elettromagnetici e particelle, che avvengono nei momenti che accompagnano un evento sismico, probabilmente dovute alle emissioni di onde elettromagnetiche a bassissima frequenza dalla crosta terrestre. I dati non sono però ancora così accurati e le osservazioni statisticamente significative per fare un modello analitico preciso delle interferenze tra ionosfera ed eventi sismici.

“È bene ricordare che il progetto rappresenta una fase di studio e mira a valutare la possibilità di avere un riscontro di dati dallo spazio, oltre dai sismografi a terra, in coincidenza con un evento sismico”, ha dichiarato il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston. “Ad oggi i dati non sono accurati e sufficienti per fare un modello analitico preciso delle interferenze tra ionosfera ed eventi sismici, ed è questo lo scopo della missione. Ma ci vorrà ancora molto tempo, senza contare che come spesso accade nella ricerca scientifica le incognite sono molte. Anche nel caso di chiara evidenza di segnali che anticipino l’avvento di terremoto – ha aggiunto Battiston – bisognerà valutare il margine di precisione e l’arco temporale a disposizione. Chi ha il dovere istituzionale di decretare l’evacuazione delle popolazioni deve poter contare su un grado di certezza pressoché assoluta di quello che sta per accadere. Un altro elemento molto importante da valutare sarà l’eventuale anticipo temporale di un segnale, e capire se sarebbe sufficiente per dare l’allerta in modo affidabile. Tutte cose da verificare accuratamente con rigoroso metodo scientifico”.

La parte italiana del progetto è interamente finanziata dall’ Agenzia Spaziale Italiana e dall’ INFN, sia per la parte satellitare che strumentale, sia per quella di analisi dei dati. Dopo il primo lancio, tra il 2019 e il 2020 partirà il secondo. Il tempo necessario per le valutazioni non si può definire a priori perché purtroppo sarà conseguente al numero di sismi che si registreranno sulla Terra e in particolare nelle aree monitorate, principalmente Italia e Cina, i due paesi che collaborano al progetto.

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