Tempeste solari ‘in incognito’

(ASI) – E’ in costante fermento e le intense attività che lo caratterizzano lo spingono ad emettere materiale nello spazio: si tratta del Sole, vivace protagonista di una recente indagine mirata a chiarire la natura di una sua specifica tipologia di tempesta. La ricerca, in parte supportata dalla NASA, è stata condotta da un team internazionale di studiosi, coordinato dal Laboratorio di Scienze Spaziali dell’Università di Berkeley, ed è centrata su una categoria di emissioni di massa coronale (CMECoronal Mass Ejections), definita con il termine tecnico di Stealth CME (CME invisbili). Le CME, in genere, sono esplosioni molto violente che avvengono sul Sole e che sono preannunciate da manifestazioni eclatanti quali brillamenti, incremento delle temperature e ‘spruzzate’ di particelle cariche di energia. Tuttavia, non tutte le CME si comportano in maniera così ‘chiassosa’. Ve ne sono alcune, infatti, che per la loro natura ‘riservata’ sembrano quasi spuntare dal nulla e costituiscono quindi un rompicapo per gli esperti: si tratta appunto delle Stealth CME. Gli autori della ricerca, basandosi sui dati di STEREO e SOHO, missioni NASA dedicate allo studio del Sole, hanno sviluppato un modello informatico che simula l’evoluzione delle Stealth CME. Grazie alla simulazione, è stato individuato un processo da cui, senza dare particolari avvertimenti, si forma una massa di campi magnetici sul Sole, che successivamente si stacca e si allontana nello spazio. Tempesta solare (Credits: NASA)Paragonate alle loro colleghe più ‘estroverse’, le Stealth CME eruttano ad una velocità ridotta che le avvicina al più comune vento solare e anche se non hanno la forza di scatenare fenomeni di space weather intensi, la loro struttura interna può comunque creare qualche disturbo al campo magnetico terrestre. Per comprendere l’origine delle Stealth CME, gli scienziati si sono concentrati soprattutto sui campi magnetici del Sole, simulandone velocità e movimento nella sua atmosfera.In particolare, il gruppo di lavoro ha tenuto in considerazione la rotazione differenziale del Sole, vale a dire la differente velocità di movimento rotatorio delle sue zone: infatti, il Sole si muove più velocemente all’Equatore che ai suoi poli. Dal modello si evince che questo tipo di rotazione influisce sui campi magnetici, facendoli allungare ed espandere in maniera diversa; questo processo costante, secondo gli scienziati, genera energia sufficiente per formare, nel corso di circa due settimane, le Stealth CME.La rotazione del Sole, infatti, incide sulle linee del campo magnetico, deformandole in una spirale di energia, che, al crescere della tensione, si espande e si stacca formando una bolla di campi magnetici: in questo modo, la Stealth CME lascia tranquillamente il Sole. La ricerca schiude, secondo gli autori, nuove prospettive di studio nell’ambito dei modelli informatici utilizzati sia per comprendere al meglio come il Sole possa influenzare lo spazio vicino alla Terra, sia per migliorare la previsione dei fenomeni di space weather.

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