Tempeste di raggi gamma

(ASI) – Un migliaio di volte al giorno i cieli terrestri sono scossi da lampi invisibili all’occhio umano. Durano meno di un millisecondo e sprigionano un’energia decine di milioni di volte superiore a quella della luce visibile. Sono tra i fenomeni naturali più energetici del nostro Pianeta. Si tratta dei flash di raggi gamma terrestri (TGFs).

Per la prima volta gli scienziati della NASA hanno analizzato, in uno studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research: Atmospheres, una quarantina di questi lampi gamma prodotti in tempeste tropicali, uragani e tifoni.

A catturarli, il telescopio spaziale Fermi – frutto di una collaborazione tra la NASA e le agenzie spaziali di Italia, Francia, Giappone e Svezia -, che in genere dà la caccia a eventi cosmici particolarmente energetici. Ma che nella sua quasi decennale attività, non ha disdegnato di rivolgere il proprio sguardo anche verso la Terra.

“Una delle conferme che abbiamo ottenuto dalla nostra ricerca è che la sola intensità delle tempeste non è sufficiente a giustificare la produzione dei TGFs”, sottolinea Oliver Roberts, primo firmatario dello studio.

Gli scienziati della NASA sospettano che questi TGFs – scoperti per la prima volta nel 1992 dal Compton Gamma-Ray Observatory della NASA e osservati a lungo dalla missione italiana AGILE che ha potuto rivelare quelli di maggior energia, fino a 100MeV- si originino da forti campi elettrici nella parte sommitale dei temporali. Ritengono, infatti, che in opportune condizioni questi campi elettrici diventino sufficientemente forti da guidare verso l’alto una notevole quantità di elettroni, spinti a velocità quasi prossime a quella della luce. Sono questi elettroni ad emettere raggi gamma, dopo aver incontrato le molecole dell’aria (il fenomeno descritto in un video della NASA).

Lo studio è basato, oltre che sui dati di Fermi, anche su quelli raccolti a Terra, attraverso il Total Lightning Network, gestito dall’Earth Networks di Germantown, nel Maryland, e dal World Wide Lightning Location Network, guidato dall’University of Washington.

“L’analisi congiunta dei dati spaziali e terrestri – conclude Michael Briggs, altro autore della ricerca – ci ha permesso di associare con maggiore precisione i TGFs alle singole tempeste e alle loro componenti”.

Crediti Foto: NASA’s Goddard Space Flight Center

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