Tabby, il mistero s’infittisce

(ASI) – Sono pochi gli oggetti celesti a poter vantare così tanti titoli contrastanti nei giornali di tutto il mondo.

La protagonista di questa disputa è KIC 8462852, nota come stella di Tabby, associata a svariate ipotesi di vita extraterrestre e che a un anno dalla sua scoperta continua a far parlare di sé.

Osservata per la prima volta da una ricercatrice di Yale, Tabetha (soprannominata appunto “Tabby”) Boyajian, la stella si trova nella costellazione del Cigno e presenta una caratteristica decisamente insolita: una serie di bagliori intermittenti, come se alcuni oggetti di forma irregolare le passassero davanti oscurandola temporaneamente.

Da qui l’ipotesi della presenza extraterrestre: non potendo spiegare in alcun modo lo strano comportamento di Tabby, alcuni astronomi hanno iniziato a parlare di “strutture aliene” che si aggirerebbero attorno alla stella.

Una teoria considerata invece inaccettabile da molti scienziati, che negli ultimi 12 mesi si sono ingegnati per trovare una soluzione all’enigma di Tabby.

Sperava di aver messo fine alla questione un team di ricerca guidato dall’Università di Vanderbilt, che lo scorso maggio ha detto definitivamente “no” all’ipotesi aliena attribuendo la differenza di luminosità di KIC 8462852 a motivi puramente tecnici.

Gli scienziati hanno utilizzato l’archivio DASCH di Harvard (Digital Access to a Sky Century), formato da oltre 500.000 immagini raccolte tra il 1885 e il 1993.

Dalla loro analisi è emerso che la diminuzione della luce di Tabby starebbe non nella stella ma bensì nell’occhio dell’osservatore: ovvero, nella diversa potenza dei telescopi, che avrebbero in qualche modo falsato la percezione del bagliore di KIC 8462852.

Ma adesso un nuovo studio dimostra che il mistero di Tabby non è affatto risolto: alieni o no, il cambiamento di luminosità c’è eccome. L’articolo, pubblicato sulla piattaforma ArXiv e firmato da Benjamin Montet del Caltech e da Joshua Simon del Carnegie, offre un’analisi delle osservazioni di KIC 8462852 tra il 2009 e il 2013.

Gli astronomi hanno osservato che la luminosità della stella è diminuita circa del 3% nel corso di questo intervallo di tempo, con improvvisi picchi del 2% a intervalli regolari di 200 giorni.

Torna così alla ribalta – almeno in linea teorica – l’ipotesi delle mega-strutture aliene: finché gli astronomi non riusciranno a trovare una spiegazione logica alla luce lampeggiante emessa da Tabby, la teoria “è opera di E.T.” continuerà a raccogliere sostenitori.

Tabby, il mistero s’infittisce