Swarm, campo magnetico svelato

Il campo magnetico terrestre è come un gigante bozzolo che ci protegge dalle radiazioni cosmiche e dalle particelle cariche che bombardano il nostro pianeta sotto forma di vento solare.

Senza un simile scudo magnetico, la vita come la conosciamo non potrebbe esistere. Per questo studiarne le caratteristiche dalle sue origini a oggi è fondamentale, come dimostra il progetto Swarm dell’ESA.

Si tratta di una missione spaziale partita nel 2013 che utilizza un trio di satelliti artificiali per lo studio del campo geomagnetico.

Ora, dopo circa tre anni di incessante lavoro di raccolta dati, le tre ‘creature’ di Swarm hanno permesso di costruire la più dettagliata mappa ad alta risoluzione dei fenomeni magnetici che proteggono il nostro pianeta.

La mappa, rilasciata oggi dall’ESA, tiene conto degli strati del campo magnetico più difficili da rilevare – corrispondenti in un certo senso alla ‘storia’ magnetica impressa nella crosta terrestre.

Infatti la maggior parte del campo geomagnetico è generata a profondità superiori a 3.000 chilometri a partire dal movimento del ferro fuso nello strato più esterno del nucleo terrestre. Il resto – corrispondente al 6% delle forze magnetiche – è dovuto in parte alle correnti elettriche che circondano la Terra nello spazio, e in parte alle rocce magnetizzate della litosfera superiore, ovvero lo strato ‘rigido’ del nostro pianeta formato da crosta e mantello superiore.

È esattamente questa porzione di ‘campo magnetico litosferico’ la più difficile da osservare dallo spazio: ma il trio satellitare dell’ESA è riuscito nell’impresa, e la mappa di Swarm tiene conto anche delle radiazioni magnetiche provenienti dal ‘cuore’ della Terra.

“Abbiamo combinato le misure effettuate da Swarm con dati storici raccolti dal satellite tedesco CHAMP – spiega Nils Olsen della Technical University of Denmark, uno degli scienziati responsabili della nuova mappa magnetica. – Utilizzando una tecnica di modelling innovativa, è stato possibile estrarre i deboli segnali magnetici della crosta”.

In questo modo, la nuova mappa di Swarm evidenzia le variazioni del campo geomagnetico molto più dettagliatamente rispetto alle precedenti ricostruzioni basate su satellite.

Una delle differenze maggiori riguarda la Repubblica Africana Centrale, in particolare nelle zone attorno alla città di Bangui (immagine a destra). Qui il campo magnetico è molto più forte e più intenso: il motivo di questa anomalia è ancora sconosciuto, ma alcuni scienziati sostengono che potrebbe essere il risultato dell’impatto di un meteorite oltre 540 milioni di anni fa.

Ulteriori indagini di questa e di altre zone fortemente magnetiche della Terra saranno necessarie, ma la mappa di Swarm costituisce un grande passo avanti nella comprensione della nostra storia planetaria.

“Le misure dallo spazio – commenta Rune Floberghagen, manager ESA di Swarm – hanno un grande valore, perché offrono una visione globale della struttura magnetica della conchiglia rigida che circonda la Terra.”

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