SHERLOC a caccia di vita marziana

Una nuova tecnica per trovare tracce di vita passata su Marte. È quella messa a punto dai ricercatori del MIT in vista del rover della NASA che nella missione Mars Sample Return che nel 2020 avrà il compito di sondare una regione del pianeta che si ritiene potrebbe contenere i resti dell’antica vita microbica. Il rover raccoglierà campioni di rocce e del suolo, per stoccarli sulla superficie di Marte in attesa che in un futuro ancora da definire, possano essere analizzati direttamente.

In realtà il MIT più che rovare un nuovo metodo di analisi ha reso più efficiente un sistema esistente. L’obiettivo quello di identificare e quindi analizzare sedimenti che nel corso degli anni hanno mantenuto inalterata la propria composizione originale, o quasi. Questi campioni “incontaminati” dovrebbero fornire le migliori condizioni per l’identificazione di segni di vita precedente, al contrario di rocce pulite da processi geologici o dal riscaldamento eccessivo o danneggiate dalle radiazioni.

Il team ha infatti trovato una nuova metodologia di analisi della spettroscopia di Raman, un comune processo non distruttivo che i geologi utilizzano per identificare la composizione chimica delle rocce antiche. Utilizzo di tale metodologia era prevista su uno degli strumenti che saranno a bordo del rover marziano nel 2020, lo strumento SHERLOC (Scanning Habitable Environments with Raman and Luminescence for Organics and Chemicals), acquisirà spettri Raman di campioni sopra o appena sotto la superficie marziana e potrà rilevarsi fondamentale nel determinare se la vita sia mai esistita su Marte.

La spettroscopia Raman, infatti, misura le vibrazioni minime di atomi all’interno delle molecole di un dato materiale. Ad esempio, la grafite è data da una disposizione molto ordinata di atomi di carbonio. I legami tra gli atomi di carbonio vibrano naturalmente, ad una frequenza che gli scienziati possono misurare quando focalizzando un raggio laser sulla sua superficie.

Dato che atomi e molecole vibrano a frequenze diverse, la spettroscopia Raman consente agli scienziati di identificare gli aspetti chiave della composizione chimica di un campione. Ancora più importante, la tecnica può determinare se un campione contiene sostanze carbonacee – indizio che il campione può anche portare segni di vita.

Ma l’immagine chimica che gli scienziati sono stati finora in grado di discernere utilizzando la spettroscopia Raman resta un po’ sfocata. Ad esempio, uno spettro Raman acquisito da un pezzo di carbone sulla Terra potrebbe essere molto simile a quella di una particella organica trovata in un meteorite.

Con il miglioramento della tecnica gli scienziati potranno interpretare con maggiore precisione gli spettri di Raman e valutare il rapporto tra idrogeno e carbonio – individuando in tal modo le più incontaminate, da sottoporre ad ulteriori studi.

Una via di identificazione più accurata per le rocce e i materiali da archiviare per gli scienziati che lavorano con lo strumento SHERLOC.

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SHERLOC a caccia di vita marziana