SAO, è rinata una stella

E’ come una piccola gemma custodita nel cuore di una nebulosa e da quasi mezzo secolo è tenuta sotto osservazione per le variazioni della sua temperatura: a salire agli onori della cronaca è SAO 244567, stella che si trova ad una distanza di 2700 anni luce dalla Terra, al centro di Hen 3-1357, meglio nota come Nebulosa della Razza. Le peculiarità di SAO, che appare tornata agli albori della sua storia evolutiva, sono state oggetto di uno studio condotto da un team internazionale di astronomi, i cui risultati saranno presentati nel paper “Breaking news from the HST: The central star of the Stingray Nebula is now returning towards the AGB”. L’articolo verrà pubblicato sulla rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. E’ dal 1971 che la stella è sotto gli occhi degli studiosi e in 45 anni di osservazioni le variazioni delle sue temperature, in rapporto alle fasi della sua esistenza, hanno particolarmente suscitato l’interesse della comunità scientifica. Infatti, la maggior parte dei processi che ‘vivacizzano’ l’Universo ha una durata che oltrepassa di gran lunga quella della vita umana e, per gli astronomi, poter osservare un astro che sembra essere tornato al momento del primo ‘vagito’ è un’esperienza alquanto rara. Tra il 1971 e il 2002 SAO ha conosciuto un intenso incremento della sua temperatura, che si è innalzata anche di 40mila gradi Celsius. In tempi recenti la situazione è cambiata e la ‘febbre’ della stella è calata, come gli scienziati hanno potuto constatare in base ai dati raccolti dal telescopio NASA-ESA Hubble.

Hubble (Credis: NASA)

In particolare, le osservazioni condotte con lo strumento COS (Cosmic Origins Spectrograph) di Hubble hanno evidenziato che SAO ha iniziato a raffreddarsi e ad espandersi. I ricercatori, quindi, si sono interrogati sui meccanismi che possono aver causato il peculiare percorso evolutivo della stella. Il forte innalzamento della temperatura potrebbe essere facilmente spiegato se la massa iniziale di SAO fosse 3 o 4 volte quella del Sole, ma il gruppo di lavoro ha dovuto accantonare questa ipotesi in quanto i dati mostrano che la stella doveva avere una massa originale ridotta. Astri di questo genere presentano un processo evolutivo che copre un lungo arco di tempo e che rende difficile giustificare un rapido riscaldamento. Gli astronomi hanno allora ipotizzato che i ‘bollori’ di SAO possano essere correlati ad una repentina accensione dell’elio presente all’esterno del nucleo stellare. Se la stella avesse sperimentato tale fenomeno, questa sorta di ‘flash’ avrebbe spinto il ‘cuore’ di SAO ad iniziare un processo di espansione e raffreddamento, facendola tornare alla fase primigenia della sua vita. Uno scenario del genere sarebbe quindi compatibile con le recenti osservazioni. Il comportamento di SAO 244567 presenta ancora dei punti oscuri, ma la recente ricerca apre nuove prospettive di studio sull’evoluzione delle stelle situate al centro di una nebulosa planetaria.

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