Quelle insolite macchie solari

Palle infuocate luminose e caldissime, ma anche estremamente energetiche: tutte le stelle contengono particelle elettricamente cariche che ruotano vorticosamente, creando così un campo magnetico che può arrivare letteralmente a esplodere sulla superficie stellare. È così che si formano le macchie solari: osservate per la prima volta secoli fa sulla nostra stella, questi puntini sono aree più fredde corrispondenti alle zone in cui il flusso di calore è rallentato dal campo magnetico.

Sul Sole queste macchie si trovano in corrispondenza di una cintura attorno all’equatore, posizione confermata fin dalla metà dell’800 dalla legge di Spörer secondo cui la latitudine delle macchie solari si abbassa nel corso del ciclo solare fino a raggiungere una media di 15°.

Una nuova ricerca pubblicata su Nature rivela ora una stella con un comportamento molto diverso dal Sole: le sue macchie si trovano infatti vicino ai poli.

Si tratta di una stella distante nella costellazione di Andromeda, a 180 anni luce da noi, che contiene probabilmente campi magnetici guidati da dinamiche interne completamente differenti rispetto a quelle conosciute nella nostra stella.

“Ciò che possiamo osservare in questa stella – spiega Heidi Korhonen del Niels Bohr Institute di Copenhagen, centro di ricerca che ha coordinato lo studio – è una larga macchia solare al polo nord. Non siamo in grado di vedere il polo sud, ma possiamo rilevare piccole macchie a latitudini vicine a entrambi i poli. Queste macchie non sono presenti allo stesso tempo, ma si trovano alternativamente negli emisferi settentrionale e meridionale: un’asimmetria che indica che il campo magnetico della stella si forma in un modo diverso dal Sole”.

Come si spiega questa differenza? La ragione principale sta nella natura delle due stelle.

Le insolite macchie solari ai poli appartengono a una stella che al contrario del nostro Sole fa parte si un sistema binario, ovvero due stelle che orbitano l’una attorno all’altra. È il sistema Zeta Andromedae, la cui stella principale (quella osservata da Korhonen e colleghi) è una gigante brillante che ruota alla velocità di 40 Km al secondo. Decisamente più veloce del Sole, che invece arriva a “soli” 2 Km al secondo.

“È questa rapida rotazione – racconta Korhonen – a creare un campo magnetico molto forte e differente, che genera un effetto dinamo simile a quello che si può osservare nelle stelle in formazione. Qui invece vediamo lo stesso effetto in una vecchia stella attiva nella sua ultima fase”.

Gli astrofisici del Niels Bohr Institute sono giunti a queste conclusioni osservando Zeta Andromedae con un dettaglio senza precedenti.

In passato questo sistema binario era stato analizzato grazie al metodo Doppler, una misurazione indiretta che registra la velocità radiale di una stella in rotazione.

Il team di Korhonen ha invece utilizzato i sei telescopi dell’interferometro ottico CHARA Array, osservando così contemporaneamente spettri di luce nel visibile e nel vicino infrarosso.

“Con queste nuove osservazioni – conclude Korhonen – abbiamo ottenuto immagini dettagliate in alta risoluzione, che hanno sorprendentemente confermato la presenza di larghe macchie solari ai poli”.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Quelle insolite macchie solari