Prove tecniche di caccia a E.T.

(ASI) – A febbraio 2017 la NASA ha annunciato la scoperta di sette pianeti terrestri. Sette sorelle a soli 40 anni luce dal Sistema Solare, in orbita attorno alla stella TRAPPIST-1. Tre di loro si trovano nella cosiddetta zona di abitabilità, cioè a una distanza tale da permettere la presenza di acqua allo stato liquido sulla loro superficie.

Una delle domande che si pongono gli scienziati è: com’è possibile capire se effettivamente questi esopianeti ospitano forme di vita? Al Caltech c’è un laboratorio in cui gli scienziati stanno cercando una risposta a questi interrogativi, mettendo a punto nuovi metodi d’indagine per trovare prove dell’esistenza di forme di vita aliena su almeno uno dei tanti esopianeti individuati negli ultimi anni. Il nome stesso tradisce l’ambizione degli esperti: si chiama ET Lab (Exoplanet Technology Laboratory).

Gli studiosi hanno deciso, in particolare, di concentrarsi sulla ricerca di due possibili firme biologiche sugli esopianeti: la presenza di ossigeno e metano. Hanno, quindi, messo a punto nuove strumentazioni per captare questi gas. Saranno impiegate su un telescopio di nuova generazione, il Thirty Meter Telescope (TMT) che, quando entrerà in funzione nel prossimo decennio, sarà il più grande telescopio ottico terrestre. Le nuove metodiche d’indagine sono illustrate in due articoli in corso di pubblicazione su The Astrophysical Journal e The Astronomical Journal.

“Abbiamo dimostrato che questa tecnica funziona, sia da un punto di vista teorico che in laboratorio. Il prossimo passo – spiega Ji Wang, uno dei coordinatori del gruppo del Caltech -, sarà provare che funziona anche in cielo”. La strumentazione sarà testata entro l’anno, o al massimo nel 2018, con il W. M. Keck Observatory delle Hawaii, sull’osservazione di giganti gassosi.

La nuova tecnica è basata su tre componenti: uno spettrometro ad alta risoluzione e un set di fibre ottiche, che lo collegano a un coronografo. Quest’ultimo, spiegano gli autori, è uno strumento impiegato sui telescopi per bloccare o rimuovere la luce delle stelle, in modo da facilitare l’osservazione degli esopianeti.

Una volta ottenuta un’immagine del pianeta alieno, lo spettrometro ad alta risoluzione studierà l’eventuale atmosfera a caccia delle impronte digitali di ossigeno e metano. “In questo modo – conclude Dimitri Mawet, alla guida dell’ET Lab -, potremo migliorare la sensibilità di un fattore mille”.

Foto: Visione d’artista del futuro telescopio TMT. Crediti: Caltech/IPAC-TMT

Prove tecniche di caccia a E.T.