Polveroso Universo

C’è parecchia polvere in giro nell’Universo, e la nostra ‘casa’ planetaria non è da meno.

Il Sistema solare contiene migliaia di miliardi di particelle cosmiche, minuscoli frammenti di polveri sparse da comete e asteroidi orbitanti attorno al Sole.

Tutto questo materiale forma una nube relativamente densa attraverso cui viaggia la Terra, che da brava ‘spazzina’ cosmica respinge le particelle in modo piuttosto efficace; se non lo facesse i nostri sistemi di comunicazione radio ne risentirebbero in continuazione.

Ma la polvere del cosmo non è soltanto un nemico da cui guardarsi: è grazie a questa silenziosa e sottile inquilina del cielo che gli astronomi possono raccogliere importanti informazioni sulle atmosfere degli altri pianeti e di conseguenza anche del nostro.

Esiste (o è esistita) vita extraterrestre? E come è iniziata la vita sulla Terra? Lo studio delle particelle interplanetarie può aiutare a rispondere a queste domande.

Ci ha provato un gruppo di ricerca dell’Università di Leeds, che ha sviluppato un simulatore in grado di capire come la polvere cosmica influisce sulla Terra e sui corpi celesti nei dintorni.

Questo innovativo strumento si chiama MASI (dall’inglese Meteoric Ablation Simulator) e il suo funzionamento è spiegato in un articolo apparso questa settimana su Review of Scientific Instruments, pubblicazione dell’American Institute of Physics.

Si tratta del primo modello capace di simulare in modo preciso i meccanismi di evaporazione delle particelle cosmiche negli strati superiori dell’atmosfera.

Gli studi precedenti si basavano quasi esclusivamente su calcoli teorici, mentre i dati osservativi mostravano spesso contraddizioni rispetto alle diverse altezze in cui i residui polverosi di asteroidi e comete si dissolvono.

Invece i ricercatori di Leeds sono riusciti a ricostruire come si comportano le singole componenti delle particelle cosmiche: silicio, ferro, magnesio, sodio e calcio.

Per capire quando esattamente avviene l’evaporazione di ciascun metallo, il sistema MASI riscalda le particelle in modo da simulare l’ingresso della polvere nell’atmosfera.

Un metodo tecnologicamente molto raffinato, come spiega il co-autore dello studio David Bones: “I progressi relativamente recenti nella tecnologia hardware e software ci hanno permesso di sviluppare le specifiche di MASI: il percorso di una singola particella dura circa 12 secondi, durante i quali effettuiamo circa 6.000 misurazioni nel corso di continui cambi di temperatura”.

Questa precisione ha permesso anche di individuare le parti esatte del modello da perfezionare: ad esempio, mentre le misure del sodio e del ferro risultano coerenti, quella del calcio mostra ancora qualche discrepanza con i dati teorici. Segno che la polvere cosmica riserva ancora qualche mistero da svelare.

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