Più di due secoli ‘bui’

Esercitano un’irresistibile attrazione. Non solo, e letteralmente, sui loro dintorni cosmici. Ma anche tra i non addetti ai lavori. Il grande pubblico ha iniziato a sentir parlare di buchi neri solo negli ultimi decenni.

Il termine è stato coniato per la prima volta nel 1967, da John Archibald Wheeler. Poi, il celebre cosmologo Stephen Hawking li ha sdoganati, rendendoli celebri attraverso i suoi libri divulgativi. Ma, in realtà, all’interno della comunità scientifica di questi bizzarri oggetti celesti si parla da molto più tempo. Sin dal XVIII secolo.

Il luogo di nascita dei buchi neri è un tranquillo villaggio britannico, Thornhill, nella contea inglese di Yorkshire. Come spiega un articolo pubblicato su Phys.org, che ricostruisce le origini di questi voraci cannibali cosmici, fu il rettore della locale università, John Michell, a parlarne per primo.

In un saggio del 1783 e in alcune conferenze pubbliche lo studioso, appassionato di astronomia, fisica e geologia, fece, infatti, riferimento a stelle di massa sufficientemente elevata da impedire alla luce di lasciarne la superficie. E affermò che “se queste stelle esistessero in Natura, la loro luce non potrebbe mai raggiungerci”.

Oggi, a quasi 250 anni di distanza dalle intuizioni di Michell, gli scienziati progettano di realizzare il primo ritratto di un buco nero. Di catturarne per la prima volta un’immagine. Grazie all’Event Horizon Telescope, un progetto internazionale che mette in rete diversi radiotelescopi. E che già il prossimo anno potrebbe raggiungere un traguardo solo immaginato più di due secoli fa. Regalandoci una foto da prima pagina.

Crediti Foto: DSS; NASA/CXC/M. Weiss

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Più di due secoli ‘bui’