Pioggia sotto controllo con GPM

Fornire osservazioni di ultima generazione su piogge ed altri fenomeni atmosferici, migliorare la conoscenza del ciclo dell’acqua, perfezionare le previsioni di eventi meteorologici estremi e monitorare le risorse idriche, anche in relazione alle attività agricole: sono queste le principali applicazioni della missione GPM (Global Precipitation Measurement), nata dalla collaborazione tra la NASA e la JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency). La missione ha preso il via il 27 febbraio 2014 con il lancio del satellite GPM Core Observatory, avvenuto dal centro spaziale situato sull’isola di Tanegashima nel sud del Giappone con il vettore H-IIA. GPM è stato collocato ad un’altezza di 407 chilometri su un’orbita non sincrona con il Sole, una posizione che gli permette di garantire una copertura della superficie della Terra da 65° di latitudine sud a 65° di latitudine nord, vale a dire un’area compresa all’incirca tra i due Circoli Polari. Core Observatory, che è stato assemblato presso il Goddard Space Flight Center della NASA, ha a bordo due strumenti all’avanguardia che hanno stabilito nuovi standard per la misurazione delle precipitazioni dallo spazio: GMI (GPM Microwave Imager), fornito dalla NASA, e DPR (Dual-frequency Precipitation Radar), sviluppato dalla JAXA insieme al NICT (Japan National Institute of Information and Communications Technology).

Il satellite GPM (Credits: NASA)

Gli occhi elettronici dei due strumenti si concentrano sulle precipitazioni, effettuando due tipi di misure: GMI, che utilizza 13 differenti canali a microonde, ha il compito di valutare l’intensità degli eventi meteo, rilevando l’energia naturalmente emessa durante questi fenomeni, mentre DPR, dotato di frequenze Ka e Ku, utilizza impulsi radar per effettuare misure tridimensionali della struttura e dell’intensità delle piogge. GMI e DPR, proprio in questi giorni, sono stati impegnati nel monitorare l’ondata di piogge che ha colpito la costa nordoccidentale del Perù, causando massicce alluvioni e frane.I dati raccolti hanno mostrato che questi fenomeni estremi, originati da un surriscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico in prossimità della costa peruviana, hanno prodotto un ammontare di pioggia pari a 137 millimetri all’ora e che la sommità degli addensamenti nuvolosi ha raggiunto un’altezza di oltre 13 chilometri.GPM si inserisce nel solco di TRMM (Tropical Rainfall Measurement Mission), missione NASA-JAXA di Osservazione della Terra lanciata nel 1997. TRMM, conclusa nel 2015, era stata concepita per misurare le precipitazioni ai Tropici.

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Pioggia sotto controllo con GPM