Phobos: sotto una pioggia di detriti

Colpa delle maree ma non solo. Secondo un recente studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, gli anomali crateri che segnano la superficie di Phobos – la maggiore e più interna delle lune del pianeta Marte – conferendole un aspetto butterato, non sono tutti uguali: sarebbero infatti il risultato di due eventi distinti, le forze mareali e l’impatto di una pioggia di detriti sulla superficie.

Le osservazioni effettuate dalla sonda ESA Mars Express rivelano infatti due tipologie di cavità, riunite in catene lineari, evidenti sul volto del satellite: la prima è il risultato di fratture generate dalla tensione – stress fractures – esercitata dalla spinta delle maree, la seconda serie di crateri – la cui disposizione è differente e perciò incompatibile con la precedente supposta genesi – sarebbe stata creata dal bombardamento di detriti espulsi dopo l’impatto con altri oggetti e precipitati nuovamente al suolo.

Secondo le simulazioni, la superficie sarebbe stata inizialmente colpita da corpi asteroidali: i materiali schizzati fuori dopo lo schianto avrebbero eluso la debole gravità del satellite, attratti dall’orbita di Marte. Successivamente gli space debris, ruotando ad una velocità talvolta più sostenuta altre più moderata di quella a cui marcia il satellite (che impiega appena 7 ore per completare il suo percorso intorno a Marte), sarebbero stati catturati nuovamente da Phobos per terminare la loro corsa con un distruttivo tonfo sul suolo lunare.

Phobos è il primo dei due satelliti marziani e quello che “gira” più vicino al suo pianeta madre nell’intero Sistema Solare, da cui lo separano solamente 9.000 chilometri. Piccolo e duramente segnato da fratture ha una forma non sferica e un aspetto granuloso.

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