Outfit spaziali

(ASI) –

Dal volo di Gagarin – siamo nel 1961 – così come dalla prima passeggiata spaziale – avvenuta nel 1965 con l’astronauta sovietico Aleksej Archipovič Leonov– ad oggi, le tecnologie con cui vengono realizzate le tute spaziali, per attività extraveicolari e non, si sono notevolmente evolute.

Una delle prime tute protettive fu realizzata in Inghilterra negli anni ’30 – progettata dalla Siebe Gorman & Co e testata da Mark Ridge – composta da lana e cotone con rivestimenti di fogli di alluminio, era simile a una tuta subacquea. Seguì un periodo di notevoli progressi nel campo che culminarono con la realizzazione delle tute della serie Mark, realizzate dalla B.F. Goodrich Company per conto della Marina Militare Americana, costituite da un doppio strato con una camera d’aria e un rivestimento di nylon verde pesante, che impediva alla tuta di gonfiarsi quando veniva pressurizzata.

Nel 1959, durante il Programma Mercury, gli astronauti indossarono le tute della serie Mark VI, con rivestimento argentato di polvere di alluminio incollato al nylon verde esterno.

Con il Programma Gemini – 1963 -1966 – che aveva come scopo quello di testare le navi spaziali, la resistenza a lungo termine degli astronauti e lo svolgimento di attività extraveicolari (EVA), la David Clark Company progettò per la NASA nuove tute spaziali, più leggere e flessibili e allo stesso tempo ignifughe, ideate per compiti interni ed esterni al veicolo.

Nel 1965 vennero così progettate delle tute che permettessero mobilità e comfort per lunghi periodi. Furono utilizzate nella missione Gemini 7 durata di 14 giorni: erano le G5-C conosciute come Grasshopper Suite, pesavano 5,5 kg, comprese di un elmetto con visiera flessibile in policarbonato attaccata al casco.

Nell’ottobre del 1968, durante la settima missione del Programma Apollo – lanciata per testare i nuovi sistemi di volo – le tute degli astronauti erano le A7-L, progettate dalla ILC Industries, costituite da 26 strati; comprendevano delle misure ignifughe con velcro, alluminio ed altri materiali.

I progressi e le scoperte successive hanno portato a grosse trasformazioni degli indumenti spaziali; evoluzione grazie a cui, durante le spedizioni extraveicolari, gli astronauti sono oggi protetti dal vuoto esterno, dai bruschi sbalzi termici e dall’azione dei raggi cosmici, come radiazioni ultraviolette e a infrarossi non filtrati dall’atmosfera.

Le tute in uso sulle capsule Soyuz, unico mezzo al momento a fare da spola per e dalla ISS, sono le russe Sokol, in dotazione ai cosmonauti dal 1973.

Per le attività extraveicolari fuori dalla ISS sono attualemente utilizzati due modelli: le russe Orlan e le statunitensi EMU.

Lo scorso mercoledì, la Boeing ha presentato la nuova linea di tute spaziali che gli astronauti utilizzeranno a bordo della nuove navicelle per equipaggio, la CST-100 Starliner, in fase di sviluppo nell’ambito del Crew Commercial Program NASA

I nuovi ‘abiti spaziali’ di Boeing sono più comodi e molto più leggeri delle tute che erano in dotazione agli astronauti dello Space Shuttle, rispetto alle quali pesano circa la metà.
Tra le novità rispetto alle tute attuali, il casco e la visiera, adesso incorporati e non staccabili; i guanti, progettati per permettere l’uso di dispositivi touch.
Le nuove divise pesano circa 9 kg e sono state ideate in modo da consentire agli astronauti di regolare la temperatura al loro interno. Inoltre, saranno traspiranti, un’altra grande innovazione che permetterà al vapore acqueo di uscire, senza compromettere la pressurizzazione.
Gli astronauti hanno effettuato numerosi test delle tute a bordo di mockup della capsula Starliner per verificarne la funzionalità all’interno dello spazio ristretto della navicella. Ciò in vista del debutto del sistema Boeing – che al pari del competitor Space X – dovrebbe effettuare i primi voli con equipaggio nel 2018.
“La tuta spaziale agirà solo come backup di emergenza “, ha detto Richard Watson, resposabile dei sottosistemi delle tute spaziali per Commercial Crew Program della NASA. “Se tutto andrà bene durante la missione, gli astronauti potrebbero perfino fare a meno delle tute. È come avere un estintore in cabina di guida. È fondamentale che sia efficace solo se necessario.”
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