Onde ‘spazzine’

(ASI) – ‘Netturbine’ cosmiche impegnate a fare piazza pulita, dalle Fasce di Van Allen, di quelle particelle turbolente che rappresentano un fattore di disturbo per i sistemi di telecomunicazione della Terra e per i satelliti in orbita: si tratta di una categoria di onde, definite ‘sibilo plasmasferico’ (plasmaspheric hiss), al centro di un nuovo studio che ne ha individuato un particolare sottoinsieme. La ricerca, condotta da un team coordinato dall’Università del Colorado, è stata illustrata nell’articolo “Statistical Properties of Low Frequency Plasmaspheric Hiss”, pubblicato il 24 luglio sul Journal of Geophysical Research – Space Physics. Il gruppo di lavoro si è basato sui dati delle sonde Van Allen, le ‘gemelle’ della NASA lanciate il 30 agosto 2012 per studiare, appunto, le caratteristiche delle Fasce di Van Allen.Queste strutture sono due gigantesche ‘ciambelle’ concentriche, costituite da particelle ad alta energia, che circondano la Terra e che devono il nome al loro scopritore, l’astronomo americano James Van Allen. Schema sibilo plasmasferico (Credits: NASA) Il nuovo gruppo di onde presenta una frequenza molto bassa (low frequency hiss), che le rende particolarmente attive nel ripulire le Fasce di Van Allen dalle particelle ‘irrequiete’. Gli studiosi, infatti, hanno riscontrato che il sibilo plasmasferico a bassa frequenza interagisce più facilmente con le particelle ad alta energia e riesce a spazzarle via in maniera più efficace.Inoltre, gli autori del paper hanno notato che questo sottoinsieme di onde a bassa frequenza costituisce una ‘popolazione’ a sé stante e, rispetto alla categoria di onde ad alta frequenza (high frequency hiss), tende a raggrupparsi intorno alla Terra.Il processo da cui trae origine il sibilo plasmasferico a bassa frequenza non è ancora noto, ma gli studiosi ipotizzano che queste onde si formino quando le particelle cariche si introducono nella plasmasfera, la parte di magnetosfera compresa tra le Fasce di Van Allen e la magnetosfera più esterna. L’indagine ha gettato nuova luce sulle complesse interazioni che avvengono nello spazio prossimo alla Terra e ha consentito di migliorare la modellistica relativa a questo settore di ricerca, schiudendo inoltre nuove prospettive di studio per quanto riguarda il delicato tema dello space weather.

Onde ‘spazzine’