Oggetti interstellari vagabondi

(ASI) – Quanti sono gli oggetti celesti che vagano nello spazio interstellare? Uno studio congiunto guidato dall’Università della Hawaii e dalla Technical University of Munich e pubblicato su Astronomical Journal ha esplorato le possibili risposte a questa domanda.

Le simulazioni effettuate finora suggeriscono che la migrazione orbitale dei pianeti giganti gassosi e ghiacciati ha provocato l’espulsione dal sistema solare della quasi totalità dei planetesimi, oggetti rocciosi alla base della formazione di pianeti e altri corpi celsti minori.Se questi modelli sono corretti e se altri sistemi planetari hanno seguito lo stesso sviluppo, allora lo spazio interstellare dovrebbe essere disseminato da una gran quantità di questi oggetti.

Le simulazioni non sembrano esatte, dato che non abbiamo ancora osservato un corpo celeste di dimensioni considerevoli vagabondare nello spazio. Gli autori dello studio hanno quindi cercato di ampliare l’orizzonte delle osservazioni utilizzando contemporaneamente i dati provenienti da tre diversi telescopi: Pan-STARRS1, Mt. Lemmon Survey e Catalina Sky Survey.All’inizio è stata simulata la presenza di oggetti interstellari a una distanza di 750 UA dal Sole, per poi spostare le posizioni di questi oggetti più in là nel tempo, fino a 50 UA, tenendo conto dell’influenza dell’attrazione gravitazionale del Sole sui corpi celesti. Una volta ultimate le osservazioni, gli scienziati hanno scoperto che la densità degli oggetti con un raggio superiore a un chilometro deve essere inferiore a 1,4 per ogni ~ 10.000 AU3.

Si tratta di un limite decisamente superiore da quello evidenziato dai modelli precedenti e secondo il parere dei ricercatori, due sono le spiegazioni plausibili. La prima prevede che la distribuzione delle dimensioni degli oggetti che osserviamo nel nostro Sistema Solare siano state calcolate in modo errato, mentre la seconda, sostiene l’ipotesi che gli altri sistemi planetari – a differenza del nostro – non abbiamo espulso la maggior parte del materiale protoplanetario nello spazio interstellare.

Le conclusioni dello studio non soddisfano appieno tutti i dubbi emersi e probabilmente i telescopi del futuro come il Large Synoptic Survey Telescope forniranno le risposte adeguate alla soluzione di questi enigmi.

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