“Occhio” allo scontro per ALMA

Scontri galattici nell’occhio di ALMA. L’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, osservatorio ESO installato sull’altopiano cileno di Chajnantor, ha rivolto il proprio sguardo in direzione della Costellazione del Cane Maggiore – quella in cui brilla Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno.Proprio lì, a 114 milioni di anni luce dalla Terra, il telescopio internazionale ha “beccato” una coppia di galassie a spirale IC 2163 e NGC 2207 – che sfilando l’una di fianco all’altra si è urtata a vicenda in corrispondenza dei bracci più esterni. Il risultato della collisione è stata una gigantesca onda – uno tsunami, per meglio dire – di materia, disposta a forma di arco o di palpebra, in grado di dar vita a nuovi giovani astri.Scontri del genere non sono rari nell’Universo, tuttavia la straordinarietà dell’osservazione risiede nel fatto che la struttura “oculare” di per sé ha natura effimera, durando solo poche decine di milioni di anni, un battito di ciglia nella vita di una galassia. I dati raccolti da ALMA, e pubblicati nello studio apparso sull’Astrophysical Journal, mostrano concentrazioni di monossido di carbonio in movimento ai confini della palpebra cosmica: tale gas, in stretto rapporto con quello molecolare, rappresenta la benzina per accendere le fucine in cui emergeranno nuove stelle. Le perlustrazioni nel millimetrico e sub-millimetrico di ALMA, rivelano che il monossido nella porzione esterna della struttura schizza verso l’interno ad una velocità di 100 chilometri al secondo fino a che, penetrato nel cuore della palpebra, non decelera e cambia direzione, allineandosi con il moto della galassia.Secondo gli autori della ricerca, tutto ciò assomiglia ad un’imponente onda oceanica che muove violenta fino a che non raggiunge le secche e perde di slancio, prima di spegnersi morbida sulla battigia. Le misurazioni rivelano una decelerazione del moto del gas procedendo verso l’interno della palpebra, tanto più rapida quanto più ci si spinge in profondità. Il monossido di carbonio, nel mentre, diviene più denso: la misura della compressione svela che la collisione tra galassie incoraggia l’accumulo di gas in grado di realizzare nursery stellari a forma di palpebra.

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