Nursery stellari, polveri in fermento

E’ una delle realtà che accoglie i ‘vagiti’ di stelle ai primi passi della loro vita millenaria e si trova nella costellazione di Perseo, nell’emisfero celeste settentrionale. Stiamo parlando della nube molecolare di Perseo, recentemente protagonista di uno studio che ne ha indagato le aree di formazione di nuovi astri, con particolare riferimento all’evoluzione delle polveri. La ricerca “The JCMT Gould Belt Survey: Evidence for Dust Grain Evolution in Perseus Star-forming Clumps”, frutto di una collaborazione internazionale coordinata dall’Università di Victoria (Canada), è stata pubblicata su The Astrophysical Journal. Le nubi molecolari, come quella presa in esame, sono costituite da gas e polveri e quando raggiungono una densità critica danno il ‘la’ al processo che porta alla nascita di nuove stelle. Nella foto a sinistra, un denso gruppo di stelle in formazione nella nube oggetto dello studio (Credits: Chen et al.). Le polveri delle nursery attive nelle nubi, secondo gli studiosi, rivestono un ruolo di rilievo per indagare i meccanismi di formazione degli astri. Infatti, l’idrogeno molecolare, vale a dire l’elemento principale delle nubi, è difficile da misurare a basse temperature, mentre le polveri, che assumono un comportamento simile a quello del gas, sono più facilmente osservabili.

Il telescopio JCMT (Credits: William Montgomerie)

Grazie al telescopio sub-millimetrico JCMT (James Clerk Maxwell Telescope), situato a oltre 4mila metri di altitudine sulla sommità del Manua Kea nelle Hawaii, il team di ricerca ha scandagliato le ‘culle’ della nube di Perseo per realizzare una mappatura di vari parametri utilizzati per comprendere l’evoluzione delle polveri. Nella foto accanto, il JCMT (Credits: East Asian Observatory – William Montgomerie). In particolare, sono stati esaminati la temperatura, la profondità ottica e l’indice spettrale di emissività delle polveri, indicato come ‘indice β’. Combinando i dati di stelle note e di loro ‘colleghe’ appena sbocciate, l’equipe ha potuto evidenziare il rapporto tra i vari oggetti celesti e le proprietà dei grani di polvere. Dal confronto è emerso che le aree contraddistinte da una temperatura più elevata sono soprattutto quelle che contengono un oggetto stellare neonato, anche se non tutti gli astri ‘in fieri’ si trovano ad uno stadio tale da riscaldare la loro coltre di polveri. Anche la mappatura dell’indice β presenta delle differenze tra i vari gruppi di stelle nascenti. Secondo gli esperti, queste variazioni possono essere attribuite all’ingrandimento dei grani di polvere, correlato alla fase di ‘crescita’ in cui si trova ciascuna ‘compagnia’. Il gruppo di lavoro ha poi effettuato una panoramica sui dati della temperatura e dell’indice β e ha messo in rilievo come le regioni in cui le condizioni termiche sono più basse tendano ad avere l’indice più alto. Il fenomeno, per i ricercatori, potrebbe essere indicativo dell’evoluzione dei grani di polvere: al calare della temperatura, i grani si ricoprirebbero di ghiaccio, aumentando il loro volume. Lo studio, secondo gli autori, schiude nuove prospettive sulle fasi che i grani di polvere attraversano nei meccanismi di formazione stellare, ma per avere un quadro completo del loro processo evolutivo occorrono ulteriori osservazioni.

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